San Domenico Savio

Altri santi e festività del 9 Marzo:

 

San Brunone Bonifacio di Querfurt

Santa Caterina (Vigri) da Bologna

Santa Francesca Romana

San Paciano di Barcellona

Santi Pietro Ch’oe Hyong e Giovanni Battista Chon Chang-un

Santi Quaranta Martiri di Sebaste

San Vitale di Castronuovo

 9 Marzo

Domenico Savio, nacque a San Giovanni di Riva, presso Chieri (Torino) il 2 aprile 1842. Figlio di Carlo, fabbro, e di Brigida Gaiato, sarta. Fu battezzato lo stesso giorno della nascita. Nel 1843 la famiglia si trasferì a Murialdo, frazione di Castelnuovo d’Asti, odierna Castelnuovo Don Bosco. Qui nel 1848 Domenico iniziò le scuole e nella chiesa parrocchiale del paese ricevette la prima Comunione l'8 aprile 1849. Fin da piccolo aveva molto chiara la sua chiamata a seguire Gesù. Nel 1853 i Savio si trasferirono nuovamente, questa volta a Mondonio, altra frazione di Castelnuovo. Il 2 ottobre dell’anno successivo Domenico, ormai dodicenne, incontrò Don Bosco ai Becchi. Il santo educatore rimase sbalordito da questo ragazzo: “Conobbi in quel giovane un animo tutto secondo lo spirito del Signore e rimasi non poco stupito considerando i lavori che la grazia di Dio aveva operato in così tenera età”. Con la sua innata schiettezza il ragazzo gli disse: “Io sono la stoffa, lei ne sia il sarto: faccia un bell’abito per il Signore!”. Nel giro di soli venti giorni poté così fare il suo ingresso nell’oratorio di Valdocco a Torino. Proprio sull'esempio di don Bosco desiderava dedicarsi all'insegnamento e all'educazione dei giovani. L'8 dicembre 1854, la proclamazione del dogma dell'Immacolata da parte di Papa Pio IX, spinse Domenico, già devotissimo a Maria, a consacrarsi alla Madre Celeste. Nel 1856 fondò tra gli amici la "Compagnia dell'Immacolata" per un'azione apostolica di gruppo. Nell’estate del 1856 scoppiò il colera, malattia a quel tempo incurabile. Le famiglie ancora sane si barricarono in casa, rifiutando ogni minimo contatto con altre persone. I colpiti dal male morivano abbandonati. Don Bosco pensò di radunare i suoi cinquecento ragazzi, invitando i più coraggiosi ad uscire con lui. Quarantaquattro, tra i ragazzi più grandi, si offrirono subito volontari. Tra di essi in prima fila spiccava proprio Domenico Savio. Ammalatosi anch’egli, dovette fare ritorno in famiglia a Mondonio, dove il 9 marzo 1857 morì fra le braccia dei genitori, consolando la madre con queste parole: “Mamma non piangere, io vado in Paradiso”. Con gli occhi fissi come in una dolce visione, spirò esclamando: “Che bella cosa io vedo mai!”. E’ patrono dei pueri cantores, nonché dei chierichetti, entrambe mansioni liturgiche che svolse attivamente. Altrettanto nota è la sua speciale protezione nei confronti delle gestanti, tramite il segno del cosiddetto “abitino”, in ricordo del miracolo con cui il santo salvò la vita di una sua sorellina che doveva nascere (L'abitino di Domenico Savio è confezionato sul modello dell'abitino che il giovane Santo, mise al collo della propria madre molto ammalata e sofferente a causa di gravi problemi avuti durante l'ultima gravidanza. Ella per intercessione della Vergine, guarì miracolosamente e diede alla luce Caterina. Domenico, prima di morire, raccomandò a sua madre di conservare l'abitino con cura e di prestarlo a coloro che versavano in condizioni pericolose). La memoria liturgica del santo è stata fissata per la Famiglia Salesiana e per le diocesi piemontesi al 6 maggio. E' sepolto nella Basilica di Maria Ausiliatrice. È stato beatificato il 5 marzo del 1950 e canonizzato da Papa Pio XII il 12 giugno 1954.

 

Vedi immagine del santo - Vedi immagine dell’abitino