Giovanni Cidade Duarte nacque nel 1495 a Montemoro Novo in Portogallo. All'età di otto anni fuggì da casa per seguire un viandante, affascinato dai racconti dei suoi viaggi avventurosi. La sua fuga provocò un tale dolore alla madre che morì dopo soli venti giorni e il padre si ritirò in un convento dove morì non molto tempo dopo. Giovanni , abbandonato dal viandante, viene accolto da Francisco Majoral al servizio di una nobile famiglia di Toledo. Giovanni, per 6 anni viene educato come se fosse un figlio, ma poi fugge tra la solitudine dei monti e vive come un pastore fino all'età di ventott'anni, torna dai Majoral e quando gli si presenta l’occasione di sposarne la figlia fugge, si arruolò in diversi eserciti, dove fece esperienze di miseria e sofferenza, rischiando la morte per ben 2 volte. Attraversata l'Europa in lungo e in largo un giorno si trovò a sbarcare al porto di La Coruna, non lontano da Santiago di Compostela, e tutti i soldati vi si recarono in pellegrinaggio, ricorda improvvisamente il paese natale abbandonato da bambino: percorre a piedi i seicento aspri chilometri che lo separano da Montemoro-novo. Cerca la casa dei suoi genitori, sperando di trovarli ancora in vita.Quando scopre quel che è loro accaduto, lo assale un dolore atroce e uno sconvolgente senso di colpa. Si sente responsabile della loro morte: "Sono tanto cattivo e colpevole, si dice, che devo occupare la mia vita, dono del Signore, a fare penitenza e a servirlo”. Continua a viaggiare finchè  torna in Spagna e si immerge per ore intere nella lettura di testi di spiritualità: spende tutti i suoi risparmi per acquistare libri per sé e per gli altri e si mette a percorrere i villaggi vendendo libri ai dotti, e immagini agli incolti e ai fanciulli.Ma, prima di venderli, legge tutto quel che può: poi mette i libri alla moda in bella mostra, ma quando i giovani si avvicinano per acquistarli, li sconsiglia e li convince a comprare quelli spirituali. Giunge addirittura a metter su una bottega di libri.gennaio del 1539, alla festa di San Sebastiano, quando giunse in città uno dei più celebri predicatori del tempo: Giovanni d'Avila, l'apostolo dell'Andalusia.Giovanni ascoltando gli ammonimenti all’improvviso grida tra la folla : "Misericordia, mio Dio, misericordia!".Sembra diventato pazzo: si getta a terra, batte la testa contro i muri, si strappa la barba. Corre verso la sua bottega inseguito da una folla di bambini che gli urlano dietro: "Pazzo! Pazzo!".

Dà il suo denaro a chi lo vuole, distribuisce libri sacri e oggetti di pietà, strappa con le mani e con i denti le opere profane, si priva perfino delle sue vesti.

Corre da Giovanni d'Avila e fa una lunga confessione, poi si reca in piazza dove c'è un grande pantano e ci si rotola dentro e comincia a confessare pubblicamente i suoi peccati.

I ragazzi gli gettano addosso altro fango ed egli se ne va tutto felice, con una croce in mano, che dà da baciare a chiunque incontra. Fu ricoverato in un manicomio e dopo molte sofferenze chiese al direttore di poter servire i fratelli malati, fu inimitabile in questo finchè fu considerasto sano e uscì. Ormai 44enne e desideroso di servire il prossimo divenne "il Padre dei poveri", il "patriarca della carità", "la meraviglia di Granada", "l'onore del suo secolo": tutti titoli che gli furono attribuiti.Cominciò a lavorare raccogliendo e rivendendo legna, finché poté acquistare una casupola davanti al mercato del pesce, nella quale raccolse i primi derelitti.Al mercato si faceva regalare i pesci invenduti, dato che allora era impossibile conservarli, e li cucinava per i suoi malati.Ogni sera poi percorreva i quartieri alti gridando:

"Qualcuno vuol fare del bene a se stesso? Fratelli miei, per amor di Dio, fate bene a voi stessi!".È questo il significato originario del motto che oggi dà il nome al suo Ordine religioso: "Fatebenefratelli!". Cominciarono le prime donazioni e la casa poté ingrandirsi. Giovanni prese a ricoverare i suoi malati selezionandoli e distribuendoli secondo la malattia. Si curava personalmente di tutto: accoglieva i bisognosi, li lavava, procurava il cibo, lo cucinava, rigovernava, spazzava i pavimenti, lavava la biancheria, andava per acqua e per legna.Un alto prelato di Granada si diede a proteggerlo; un giorno, però, gli impose di abbandonare le sue vesti cenciose e di indossare una tunica sobria ma pulita. Poi gli diede un nome: "Ti chiamerai Giovanni di Dio", gli disse. "Oh sì, rispose Giovanni, se piace a Dio!".Il suo primo collaboratore stabile fu Antonio Martin: gli avevano assassinato il fratello per motivi d'onore ed egli aveva a sua volta dedicato l'intera vita a preparare la vendetta.

Nulla avrebbe potuto fermano, dato ch'era per lui un impegno d'onore e di sangue.

Eppure Antonio era buono e generoso con i poveri. E Giovanni di Dio volle ottenere "la conversione di questo battezzato".

Passò un intera notte a pregare, flagellandosi; al mattino si recò da Antonio, gli si gettò davanti in ginocchio e gli mostrò il Crocifisso: "Ecco, fratello Antonio, gli disse, ecco Colui che vi perdonerà se voi perdonate, ma se voi vendicate il sangue di vostro fratello, il Signore vendicherà su di voi il proprio sangue che versate ogni giorno con i vostri peccati!".

La risposta che ne ebbe fu detta fra le lacrime: "Fratello Giovanni, non soltanto lo perdono, ma per amore di Dio mi do a voi e ai vostri poveri".

Divenne così suo amico e successore. Sarà lui a fondare l'ospedale di Madrid intitolandolo: "Nostra Signora dell'Amore di Dio". All'inizio del 1550 si ammalò gravemente; una sua nobile benefattrice lo trovò febbricitante sul suo povero letto, fatto di una nuda tavola, mentre il cesto della questua gli serviva da cuscino.

Ottenne dall'Arcivescovo il permesso, un ordine per Giovanni, di portarlo nel suo palazzo nobiliare. Mentre lo conducevano via, i poveri gridavano e protestavano accerchiando la portantina e Giovanni era sconvolto. Li benediceva piangendo e diceva: "Dio lo sa, fratelli miei, se desidererei morire in mezzo a voi! Ma poiché Egli vuole che io muoia senza vedervi, sia fatta la sua volontà!".  Si rasserenò quando l’Arcivescovo pagò tutti i debiti che lui aveva contratto per i suoi fratelli e la mattina dell’8 marzo si inginocchiò a terra e spirò col crocifisso stretto al petto e così lo trovarono. Le esequie furono imponenti: la bara era portata da quattro gentiluomini della più alta nobiltà, ma al primo posto nel corteo venivano i poveri del suo ospedale.Vedi immagine

San Giovanni di Dio

Altri santi e festività del 8 Marzo:

 

Santi Apollonio e Filemone Martiri

San Duthac Vescovo

San Felice di Dunwich Vescovo

San Litifredo di Pavia Vescovo

 San Ponzio di Cartagine Diacono

San Probino di Como Vescovo

San Senano Abate

Santo Stefano d'Obazine Abate

San Teofilatto di Nicomedia Vescovo

Sant' Unfrido di Therouanne Vescovo

San Veremondo Abate

 

 8 Marzo