Agapio, Secondino, Giacomo, Mariano, Tertulla, Antonia, Emiliano e compagni
Martiri a Cirta e Lambesa (Numidia) nel 259,Si tratta di un gruppo di martiri africani. La ‘Passio’ dei santi martiri denominati “di Lambesa”, fu scritta da un altro cristiano arrestato insieme a loro e il cui nome è rimasto sconosciuto; per questa comunanza di sofferenza, il testo in XV capitoli, riflette la reale situazione prima del martirio. Nella ‘Passio’ suddetta, il ruolo di protagonisti è coperto dal diacono Giacomo e dal lettore Mariano compagni del cronista; i tre cristiani mentre erano in viaggio attraverso la Numidia (provincia romana dal I secolo), sembra provenienti dall’Africa proconsolare, si fermarono a Mugnae, sobborgo
di Cirta (odierna Costantina in Algeria) prendendo alloggio in una villa. Sopraggiunsero due vescovi Agapio e Secondino, che il preside della provincia aveva richiamato dall’esilio, inflitto loro a seguito del primo editto di Valeriano (Valeriano Publio Licinio, imperatore romano dal 253 al 260, successore di Emilio, emanò due editti contro i cristiani, nel 257 e nel 258). A causa del secondo editto che condannava a morte, subito e senza processo, vescovi, preti e diaconi, i due vescovi, che ebbero l’opportunità di esortare al martirio i due giovani chierici e gli altri cristiani lì radunati per essere interrogati, furono trasferiti a Cirta per essere giudicati dai magistrati civili. Dopo la loro partenza, qualche giorno dopo la villa fu circondata e Mariano, Giacomo e lo sconosciuto scrittore, furono arrestati insieme ad altri. Portati davanti ai magistrati di Cirta e sottoposti ad interrogatorio, Giacomo e Mariano furono sottoposti a tortura, sospesi per le dita delle mani con due pesi ai piedi. Durante il periodo del carcere, il diacono Giacomo vide in sogno Agapio, che già aveva subito il martirio, il quale si mostrava lieto fra i convitati di un’agape fraterna cui partecipavano ex compagni di carcere e di tormenti già martirizzati, mentre dal gruppo si staccava un bambino per annunciare a Mariano e Giacomo, il martirio che avrebbero subito il giorno dopo. Infine il 6 maggio 259 furono decapitati sull’alto di una rupe a strapiombo sul torrente che attraversava Lambesa, capitale della Numidia e dove risiedeva il legato imperiale; i tronchi dei loro corpi furono precipitati nelle acque. Ai due vescovi Agapio e Secondino, secondo la ‘Passio’ scritta dal cristiano che evidentemente scampò alla morte, sono associate due fanciulle Tertulla e Antonia, che Agapio aveva in custodia. Il vescovo ormai prossimo a lasciarle sole, pregò ripetutamente il Signore che facesse loro il dono del martirio; ebbe una rivelazione particolare nella quale udì una voce che diceva: “Perché chiedi con tanta insistenza ciò che hai già ottenuto con una sola delle tue preghiere?” (cap. XI). Nella medesima ‘Passio’ è ricordato anche il soldato Emiliano cavaliere cinquantenne, che per tutta la vita aveva conservato una pura continenza della carne; egli aveva un fratello rimasto pagano che era solito prenderlo in giro per la sua professione cristiana. Mentre era in carcere, Emiliano sognò il fratello che con voce canzonatoria gli domandava come si trovassero lui e gli altri nelle tenebre del carcere; essendogli stato risposto che per il cristiano splende una chiara luce anche nelle tenebre, insistette chiedendo se per tutti i martiri vi sarebbe stata un’uguale corona in cielo o, altrimenti, a chi tra i presenti sarebbe spettato un premio maggiore.Gli fu replicato che le stelle sono tutte luminose, anche se diverse fra loro, e che tra i martiri sarebbe stato destinato a splendere di più, chi più fortemente e lungamente avesse sofferto.Il Martirologio Romano porta al 4 maggio, la commemorazione dei santi martiri Agapio e Secondino vescovi, Emiliano soldato e Tertulla e Antonia vergini, che subirono il martirio a Cirta in Numidia; la data del martirio è posta fra l’anno 258 e 259, il 4 maggio deve essere stato inserito per avvicinare precedendola, la data certa del 6 maggio 659, quando furono martirizzati Giacomo e Mariano; in realtà fra le due esecuzioni dovettero passare dei mesi.Infine la ‘Passio’ al capitolo X, fa menzione di numerosi martiri laici, caduti prima e dopo i quattro ecclesiastici ricordati, riportando alcuni nomi e fra loro c’erano anche dei bambini: Floriano, Secondino, Gabro, Postumo, Gaiano, Mommino, Quintiano, Cassio, Fasilo, Fiorenzo, Demetrio, Gududo, due Crispino, Donato, e Zeone. Il culto dei martiri di Lambase dovette essere molto diffuso, se s. Agostino tenne un celebre sermone in loro onore (Sermo, 380); le vicissitudini politiche che nei secoli investirono il Nord Africa, fecero sì che le reliquie di alcuni dei martiri di Lambesa, dalla Numidia, furono trasferite dai profughi verso l’Italia dove si diffuse il loro culto.Le reliquie dei santi Giacomo e Mariano, approdarono in un primo tempo ad Amelia (Terni), e poi forse tra il V e il VI secolo furono trasferite a Gubbio e deposte nella cattedrale a loro intitolata.

 

 Vedi immagine

Santi martiri di Lambesa

Altri santi e festività del 6 maggio:      

 

Santa Benedetta di Roma Vergine
Sant'Edberto di Lindisfarne
Vescovo
San Venerio di Milano
Vescovo
San Pietro Nolasco
Religioso
San Lucio di Cirene
Vescovo

6 maggio