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Agata nacque nel 230 a Catania nella ricca e nobile famiglia di Rao e Apolla, fedeli cristiani. Crebbe in bellezza e bontà e verso i 15 anni volle consacrarsi a Dio. Il vescovo di Catania accolse la sua richiesta e durante una cerimonia ufficiale chiamata ‘velatio’, le impose il ‘flammeum’, cioè il velo rosso portato dalle vergini consacrate. Nel 251 il proconsole romano di Catania, Quinziano, ebbe l'occasione di vederla, se ne invaghì, e in forza dell'editto di persecuzione dell'imperatore Decio, l'accusò di vilipendio della religione di Stato, quindi ordinò che la catturassero e la conducessero al Palazzo pretorio. I tentativi di seduzione da parte del proconsole non ebbero alcun risultato. Egli allora affida Agata ad una cortigiana di facili costumi di nome Afrodisia, affinché la rendesse più disponibile. Trascorse un mese, sottoposta a tentazioni immorali di ogni genere, lei resistette restando fedele al suo Sposo Celeste.Sconfitta e delusa, Afrodisia riconsegna a Quinziano Agata dicendo: “Ha la testa più dura della lava dell’Etna”. Allora furioso, il proconsole imbastì un processo contro di lei, che si presentò vestita da schiava come usavano le vergini consacrate a Dio; “Se sei libera e nobile” le obiettò il proconsole, “perché ti comporti da schiava?” e lei risponde “Perché la nobiltà suprema consiste nell’essere schiavi del Cristo”. Quinziano al colmo del furore le fece stirate le membra, lacerare le carni con pettini di ferro, scottare con lamine infuocate, ma ogni tormento invece di spezzarle la resistenza, sembrava darle nuova forza, allora Quinziano al colmo del furore le fece strappare i seni con enormi tenaglie e la fece portare in una cella ma verso la mezzanotte mentre era in preghiera nella cella, le appare s. Pietro apostolo, accompagnato da un bambino porta lanterna, che la risana le mammelle amputate. Trascorsi altri quattro giorni nel carcere, viene riportata alla presenza del proconsole, il quale visto le ferite rimarginate, domanda incredulo cosa fosse accaduto, allora la vergine risponde: “Mi ha fatto guarire Cristo”. Ormai Agata costituiva una sconfitta bruciante per Quinziano, che non poteva sopportare oltre, intanto il suo amore si era tramutato in odio e allora ordina che venga bruciata su un letto di carboni ardenti, con lamine arroventate e punte infuocate ma, mentre il fuoco bruciava le sue carni, non brucia “il velo” che lei portava. Mentre Agata è spinta nella fornace ardente un forte terremoto scuote la città di Catania e la folla dei catanesi, spaventata, si ribella all’atroce supplizio della giovane vergine, allora il proconsole fa togliere Agata dalla brace e la fa riportare agonizzante in cella, dove muore qualche ora dopo, era il 5 febbraio 251. Si narra che forte fu la reazione di Quinziano che impazzito fuggì a cavallo e fu travolto dalle acque del fiume Simeto. Nel 1040 le reliquie della santa, furono trafugate dal generale bizantino Giorgio Maniace, che le trasportò a Costantinopoli; ma nel 1126 S. Agata apparve in sogno a Gisliberto esprimendogli la precisa volontà di ritornare in Patria. Il soldato francese inizialmente non dette peso a quel sogno ma quando esso si ripeté per altre due volte, si confidò col commilitone Goselmo. Insieme decisero di assecondarlo. Le Sacre Reliquie agatine furono da loro trafugate e imbarcate con destinazione Catania. |
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Sant’Agata |
Altri santi e festività del 5 Febbraio:San Jesus Mendez Montoya Martire Messicano; Sant'Albuino di Bressanone Vescovo; Sant'Avito Vescovo di Vienne; Beata Elisabetta Canori Mora Sposa Beata Francesca Meziere Vergine e Martire; San Saba il Giovane Monaco; Santi Martiri del Ponto; Sant'Ingenuino Vescovo di Sabina; San Luca di Demenna o d'Armento |
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Il Vescovo Maurizio, saputa la data e il luogo dell'arrivo di S.Agata, avvisò le autorità cittadine e il popolo, e cominciarono grandi preparativi. Giunte ad Acicastello, dopo un lungo viaggio che aveva toccato Smirne, Corinto, Metone, Taranto, Messina, la nave approdò la notte del 7 agosto in un posto denominato ,le Sacre Reliquie furono consegnate al vescovo Maurizio e portate in processione fino a Catania. La sera del 17 agosto del 1126, dopo ben 86 anni di "esilio" il Corpo di S. Agata ritornò ad essere di nuovo accolto e venerato a Catania. I catanesi, profondamente grati a Gisliberto e Goselmo, li elessero a concittadini e li vollero per sempre custodi delle Reliquie di S.Agata, in Cattedrale, dove anch’essi oggi riposano. Si narra che la notte in cui arrivarono le reliquie tutti i catanesi risvegliatasi corsero fuori ad acclamare la Santuzza , con addosso le allora camicie da notte e da qui la tradizione del sacco bianco che ancor oggi i devoti mettono in segno di fede alla Santa,mentre il cappello nero indica la cenere dell’etna che più volte è caduta sulla città protetta dall’intercessione della Santa. Il 17 agosto 1126, le reliquie rientrarono nel duomo di Catania. Questi resti sono oggi conservati in parte all'interno del prezioso busto argenteo della “Santuzza”, opera del 1376, che reca sul capo una corona, dono secondo la tradizione, di re Riccardo Cuor di Leone, (parte del cranio, del torace e alcuni organi interni) e in parte dentro a reliquiari posti in un grande scrigno, anch'esso d'argento (braccia e mani, femori, gambe e piedi, la mammella e il velo), .Altre reliquie della santa, come ad esempio piccoli frammenti di velo e singole ossa, sono custodite in chiese e monasteri di varie città italiane e estere.Si narra: La santa quasi coetanea di sant'Agata, Lucia di Siracusa, andò con la madre gravemente ammalata a pregare sulla tomba di Agata per implorarne la guarigione. Narra la leggenda che Lucia, mentre pregava, ebbe una visione nella quale sant'Agata le disse «perché sei venuta quì quando ciò che mi chiedi puoi farlo anche tu? Così come Catania è protetta da me, la tua Siracusa lo sarà da te.» La madre di Lucia guarì e Lucia dopo poco venne martirizzata. Per più di 15 volte, dal 252 al 1886, Catania è stata salvata dalla distruzione della lava. Ed è poi stata preservata nel 535 dagli Ostrogoti, nel 1231 dall'ira di Federico Il, nel 1575 e nel 1743 dalla peste.Nel 1169 Catania fu scossa da un disastroso terremoto nel giorno 4 febbraio alle ore 21 quando molti cittadini catanesi erano radunati nella cattedrale per pregare in onore della santa. Nel crollo della cattedrale morirono il vescovo Aiello e 44 monaci oltre ad un numero imprecisato di fedeli. Nei giorni seguenti altre scosse di terremoto e maremoto imperversarono sulla città. La tradizione vuole che il terremoto sia cessato soltanto quando i cittadini presero il velo della santa e lo portarono in processione. Vedi immagine - Diretta web La festa La devozione I luoghi del culto Inni e canti a Sant’Agata Testo inno La Coroncina Salve, o Martire Le candelore |
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5 Febbraio |