Rosa nasce a Viterbo nell’anno 1233, il contesto storico entro cui la giovane Santa opera vede l’Imperatore Federico II impegnato ad ottenere il controllo di Viterbo a discapito dello Stato della Chiesa; così in quel periodo le strade della città si prestano da scenario a cruenti combattimenti tra fazioni rivali (guelfi e ghibellini), con assedi, eserciti e trattati di pace non rispettati.
I genitori di Rosa, Caterina e Giovanni, hanno modeste origini ed educano la bambina nell’amore e nel rispetto di Dio, seguendo gli insegnamenti di San Francesco d’Assisi.
La casa dove vive la giovane Santa con i propri genitori è
situata vicino al Monastero delle Clarisse, dove Rosa cerca di entrare, ma provenendo da una famiglia povera, questo le viene negato; decide allora di operare tra le vie di Viterbo come terziaria, conducendo una vita di penitenza e di carità verso i poveri ed i malati. Rosa professa apertamente la pace girando per le vie della città, con il Crocifisso e con altri segni di pietà.
Questo suo modo di predicare, in un tempo in cui imperversano aspre lotte fra opposte fazioni politiche, divide gli animi dei cittadini, così l’Imperatore decide di bandirla con tutta la sua famiglia.
Rosa
durante l'esilio vive prima a Soriano nel Cimino e poi a Vitorchiano e rientra a Viterbo solo dopo la morte di Federico II (1250). Rosa nasce con una rarissima e grave malformazione fisica caratterizzata dalla assoluta mancanza dello sterno, sostituito dalla natura da un piastrone fibroso; malattia oggi denominata “agenesia totale dello sterno” che di solito porta il soggetto ad una morte precoce entro i primi tre anni di vita, in quanto lo scheletro non riesce a sostenere il corpo; la giovane Santa, invece, muore nel 1251 all’età di 18 anni.
Viene sepolta nella nuda terra del cimitero della sua parrocchia di
Santa Maria in Poggio detta oggi Crocetta. Da quel giorno sono stati molti e continui i miracoli ottenuti dai fedeli che si sono recati sulla Sua tomba per pregare: guarigioni da cecità, da cadute, da malattie gravi. Nel 1252, dopo circa 18 mesi dalla Sua morte, visto il notevole afflusso di gente sulla Sua povera tomba ed il clamore sempre più crescente per i prodigi ed i miracoli ottenuti dai fedeli, le Autorità Cittadine ed il Clero chiedono al Papa Innocenzo IV di promuovere il processo di canonizzazione di Rosa. Il Pontefice acconsente ed ordina la riesumazione del corpo disponendone la preventiva e canonica ispezione, secondo gli usi del tempo: il Corpo della Santa appare miracolosamente incorrotto e perfino le rose con le quali era stata inghirlandata alla sua morte, fresche e profumate. Viene allora deciso di darle più onorata sepoltura all’interno della chiesa di Santa Maria in Poggio dove vi rimane per sei anni. Nel 1254 il Papa Alessandro IV non sentendosi più sicuro a Roma, teatro di tumulti tra le varie famiglie in lotta per il predominio sul territorio, decide di trasferire la Sede Papale a Viterbo, cosa che realizza nel 1257. Dopo qualche tempo dalla sua venuta sogna Rosa per ben tre volte. In queste apparizioni la giovane Santa dice al Papa di far trasferire il proprio Corpo nel vicino Monastero delle Clarisse, dove in vita aveva inutilmente chiesto di potere entrare. Il 4 settembre del 1258, dopo la terza apparizione, il Papa, resosi conto che la figura che sognava e che gli parlava era veramente Rosa e considerando l’evento straordinario, accompagnato dai cardinali in una solenne processione, trasferisce il corpo incorrotto di Rosa nella vicina Chiesa delle Clarisse, affidandone a loro la custodia ed il culto.
Il corpo della giovane Santa viene chiuso in una preziosa urna con un’anta apribile
in modo tale che i fedeli possano baciare la sua mano. Nel 1357 a causa di una candela caduta, scoppia un incendio all’interno della cappella dove è custodita la giovane Santa; l’urna viene completamente consumata dalle fiamme, come pure le vesti di Rosa e tutti i documenti e gli ornamenti che sono lì conservati, ma il suo Corpo rimane assolutamente indenne, solo annerito. Dopo più di 750 anni dalla Sua morte, recandosi nel bellissimo Santuario dedicato a Santa Rosa, è possibile vederla, perché il suo prezioso Corpo, custodito con amorevole cura dalle suore del Monastero è tutt’ora incorrotto; sono ben conservati il Sacro Cuore, gli organi interni, le masse muscolari e lo scheletro con ossa tutte in connessione anatomica. I viterbesi, suoi devoti concittadini, onorano ogni anno, fin dal lontano 1258 la loro amata Rosa, con dei festeggiamenti che uniscono popolo e autorità in una unica voce e in un unico sentimento di fede: nel pomeriggio del 2 settembre una solenne processione, il corteo storico a Viterbo in onore di Santa Rosa,con circa 170 figuranti in bellissimi costumi d’epoca tipici delle cariche civili ed ecclesiastiche più importanti della vita del Comune, accompagna il Sacro Cuore della Santa per le vie della Città di Viterbo.
Evviva Santa Rosa da Viterbo la Santa Patrona della Città.

 

La sera del 3 Settembre Viterbo festeggia la santa patrona della città con il trasporto della "Macchina di santa Rosa", una costruzione che oggi sfiora  i 30 metri di altezza, portata a spalla da circa 100 persone, denominati "facchini", che indossano un tradizionale abbigliamento bianco con fascia rossa in vita, fazzoletto bianco in testa ed il "cuscinetto", ovvero una specie di piccolo cuscino munito di cinghie per fissarlo alla spalla o al collo e che serve ad ammortizzare un po' il peso.  I facchini sono divisi in "spallette", cioè coloro che portano il peso sulla spalla destra o sinistra e "ciuffi", cioè coloro che portano il peso sul collo. In passato, quando la "Macchina" arrivava a 20 metri di altezza, si usavano legno,  ferro e cartapesta per costruirla. Adesso lo studio del baricentro e l'uso di materiali quali l'alluminio per la struttura consentono una costruzione più alta ed un trasporto abbastanza sicuro ma bisogna ricordare che il tutto è affidato ai "facchini".   Sono loro che debbono sopportare il peso che, secondo la pendenza e la sconnessione del terreno e le oscillazioni della "Macchina" varia da 50 a 150 kg. per ogni "facchino".  Il percorso della "Macchina" va da porta Romana sino alla chiesa di santa Rosa, passando per via Garibaldi, piazza Fontana Grande, via Cavour, piazza del Comune, via Roma, piazza delle Erbe, corso Italia, piazza del Teatro ed è suddiviso in tappe, per consentire ai "facchini" di riposarsi ed al pubblico di ammirare la "Macchina".  L'ultima tappa, da piazza del Teatro alla chiesa di santa Rosa è in salita e viene compiuto di corsa.

 

Vedi immagini della macchina e di S.Rosa

 

Santa Rosa da Viterbo

4 settembre

Altri santi del 4 settembre

San Caletrico di Chartres
San Fredardo (fredaldo) di Mende Ves

San Giuseppe Patriarca, figlio di

Sant' Ida di Herzfeld Vedova
Sant' Irmengarda (Irmgarda) di Suchteln

San Marcello di Chalon-sur-Saone

San Mosè

Santa Rosalia Vergine