«In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna, in fretta, e si diresse verso una città della Giudea. Entrata nella casa di Zaccaria salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo. A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”». Maria ci insegna la fede. Il cantico profetico di Elisabetta “piena di Spirito Santo”, si apre con una benedizione che anche noi ripetiamo nell’Ave Maria: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo”, e prosegue con una beatitudine, la prima del Vangelo: “Beata te che hai creduto”. Ha creduto al progetto di Dio che l’angelo le aveva annunziato. Maria non è beata perché la vita le ha risparmiato la croce: sappiamo quanto ha dovuto soffrire. Non è beata perché le è stata risparmiata la fatica del credere, anzi: per lei credere è stato certamente più difficile che per noi. “Maria ha creduto con una particolare fatica del cuore”, ha scritto Giovanni Paolo nella “Redemptoris mater”. Maria è beata perché ha creduto che era stata scelta per essere la Madre del Figlio di Dio incarnato per essere il Salvatore del mondo. Aveva appena detto: “Eccomi, sono la serva del Signore”, ma sa che non si può separare il servizio a Dio da quello dei fratelli.  E’ facile immaginare quali sentimenti pervadano il suo animo alla meditazione del mistero annunciatole dall'angelo. Sono sentimenti di umile riconoscenza verso la grandezza e la bontà di Dio, che Maria esprimerà alla presenza della cugina con l'inno del Magnificat  "La mia anima esalta il Signore, e trasale di gioia il mio spirito...". La prima ad essere meravigliata della premura di Maria è Elisabetta che domanda: “Come mai la Madre del mio Signore viene a me?”. La Vergine Maria, col suo Magnificat ci insegna che la preghiera è soprattutto lode, ammirazione, ringraziamento. Risentiamo le prime espressioni: “Voglio lodare il Signore per le sue grandi opere. Dio è il mio Salvatore: io sono piena di gioia. Egli ha guardato a me, alla sua povera serva: d’ora in poi tutti mi diranno beata. Dio che tutto può, ha fatto in me cose grandi e santo è il suo nome”.
La presenza del Verbo incarnato in Maria è causa di grazia per Elisabetta che, ispirata, avverte i grandi misteri operanti nella giovane cugina, la sua dignità di Madre di Dio, la sua fede nella parola divina e la santificazione del precursore, che esulta di gioia nel seno della madre. Maria rimane presso Elisabetta fino alla nascita di Giovanni Battista, attendendo probabilmente altri otto giorni per il rito dell'imposizione del nome. Accettando questo computo del periodo trascorso presso la cugina Elisabetta, la festa della Visitazione, di origine francescana, veniva celebrata il 2 luglio, cioè al termine della visita di Maria.
Il
sinodo di Basilea, nella sessione del 10 luglio 1441, confermò la festività della Visitazione.
L'attuale calendario liturgico, non tenendo conto della cronologia suggerita dall'episodio evangelico, ha abbandonato la data tradizionale del 2 luglio per fissarne la memoria all'ultimo giorno di maggio, quale coronamento del mese che la devozione popolare consacra al culto particolare della Vergine.

 

Vedi immagine

Visitazione della Beata Vergine Maria

Altri santi e festività del 31 maggio:      

 

Santa Petronilla Martire
Beato Mariano da Roccacasale
Francescano
San Felice da Nicosia
Religioso Cappuccino
Beata Camilla Battista da Varano
Clarissa Francescana
Beato Nicolas Barrè
Religioso, Fondatore
San Vitale di Assisi
Monaco Eremita

31 maggio