Verena Bütler, maria bernarda, nacque il 28 maggio 1848 ad Auw, nel Cantone di Argovia in Svizzera, quarta degli otto figli di Enrico e Caterina Bütler, modesti e religiosi contadini.Educata all’amore di Dio, Verena trascorse la sua infanzia e adolescenza nella tranquillità della sua famiglia, ricevé la Cresima nel 1856 e la Prima Comunione il 16 aprile 1860. A 14 anni, terminati gli studi elementari, si dedicò ai lavori agricoli; dopo un passeggero innamoramento per un giovane, avvertì la chiamata di Dio alla vita consacrata e seppe così liberarsi dei sentimenti del primo amore. Fece alcuni tentativi di essere ammessa prima fra le Suore Insegnanti, poi dalle Francescane di Chan e dalle Suore della Presentazione di Zug, ma inutilmente; infine a 17 anni entrò nella Congregazione della Santa Croce di Menzingen, ma non portò a termine il postulantato perché non si sentiva appagata.
A 19 anni nell’ordine delle Cappuccine del monastero di Maria Ausiliatrice di Altstätten nel Cantone di San Gallo, dove entrò il 12 novembre 1867.
Iniziando il noviziato il 4 maggio 1868, Verena Bütler prese il nome di Suor Maria Bernarda del Sacro Cuore di Maria; fece la prima professione il 4 ottobre 1869. Nel 1874 fu nominata economa e procuratrice; suor Maria Bernarda si dedicò con zelo ai compiti specifici
di curare l’orto e il magazzino, ma restò sempre in profondo raccoglimento ed unione con Dio.
S’impegnò a fondo per far ristabilire la disciplina regolare nel monastero di Maria Ausiliatrice, che conobbe ben presto una grande rifioritura, tanto che nel 1879 fu eletta Maestra delle Novizie, e dal 1880 al 1886 Superiora della Comunità. Le vocazioni affluirono copiose tanto che a Portoviejo in Ecuador, venne aperta una missione delle suore. Dopo aver ottenuto i necessari permessi in Svizzera e dalla Santa Sede, il 19 giugno 1888 suor Maria Bernarda, a capo di un gruppo di altre sei compagne (in tutto cinque svizzere e due austriache
) si imbarcò per l’Ecuador, giungendovi il 29 luglio successivo, con il desiderio di fondare nuove Case ed Opere della Congregazione.
Carica di entusiasmo e fedele al binomio ‘clausura e povertà’, fondò un monastero a Chone con annessa un’infermeria e una scuola per bambine; superando grandi difficoltà come le opposizioni, le guerre, le malattie, raggiunse con le sue suore i posti più lontani alla ricerca delle persone più povere e miserevoli, per le quali divenne una madre provvidenziale.
A seguito di ciò, fondò una nuova Famiglia religiosa le “Suore Francescane Missionarie di Maria Ausiliatrice”; la presenza delle suore suscitò un fervore
cristiano lodevole e ben presto il loro numero aumentò e furono aperte altre due Case a Santana e a Canon Ben.
Le prime esperienze di vita comunitaria furono difficili, una buona dose di sofferenza le accompagnò nel loro cammino; povertà assoluta, clima torrido, rischi per la salute e per la vita stessa, incomprensioni con le autorità religiose e civili, inoltre la separazione di alcune sorelle che costituirono una Comunità autonoma. A seguito della persecuzione antireligiosa, messa in atto dal Governo dell’Ecuador, nel 1895 Maria Bernarda con le sue suore dovette lasciare lo Stato senza una meta precisa; insieme a 15 consorelle si
diresse a Bahia in Brasile, per poi proseguire per la Colombia, accettando l’invito del vescovo di Cartagena, mons. Eugenio Biffi, a lavorare nella propria diocesi. Arrivarono nella città sede del grande porto caraibico il 2 agosto 1895, trovando ospitalità in un’ala dell’ospedale femminile “Obra Pia”, dove madre Maria Bernarda fissò la Casa Madre della Congregazione e dove visse fino alla morte; il Noviziato invece venne istituito a Gaissau (Vorarbelg, Austria). Le Francescane Missionarie di Maria Ausiliatrice, si diffusero sotto la sua illuminata guida, oltre che in Colombia anche in Brasile, aprendo scuole, collegi, asili, ospedali, ospizi. Madre Maria Bernarda Bütler, fu eletta e confermata Superiora Generale per nove volte consecutive, finché nel settembre 1920 nel Capitolo convocato da lei stessa, fu eletta a succedergli suor Maria Francisca Hallenstein, mentre lei rimase l’anima della Congregazione, alle cui suore continuò a trasmettere il suo carisma. A 76 anni, il 19 maggio 1924 madre Maria Bernarda morì santamente, presso l’”Obra Pia” di Cartagena; i suoi funerali si svolsero fra la commozione dell’intera città, presieduti dall’arcivescovo, che pubblicò anche una lettera pastorale, presentando la defunta Madre come modello di virtù cristiane. Nel 1956, i suoi resti mortali furono traslati nella Cappella della Pietà del Collegio Biffi a Cartagena in Colombia. Negli anni 1976-77 si svolsero i processi apostolici per la sua beatificazione; il 21 dicembre 1991 è stata dichiarata ‘venerabile’ e a seguito dell’approvazione di un miracolo attribuito alla sua intercessione, è stata beatificata il 29 ottobre 1995 da papa Giovanni Paolo II ed infine canonizzata da Benedetto XVI il 12 ottobre 2008.

 

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Santa Maria Bernarda

Altri santi e festività del 19 maggio:      

 

 

San Celestino V - Pietro di Morrone Eremita e Papa
Sant'Yves Hélory de Kermartin
Sacerdote in Bretagna
Sant'Urbano I
Papa
Santa Pudenziana di Roma
Vergine e Martire
San Dunstano
Monaco e Vescovo
San Crispino da Viterbo
Religioso Cappuccino
Santi Calogero e Partenio
Martiri
San Teofilo da Corte
Frate Minore Francescano

19 maggio

La Beata Pina Suriano: un giglio candido per Dio

A Partinico, centro agricolo della pro­vincia di Palermo, che fa parte dell'arcidiocesi di Monreale, il 18 feb­braio 1915 nacque Giuseppina Suriano, la quale sarà poi sempre conosciuta con il diminutivo di Pina. Era il primo frutto dei giovani sposi Giuseppe e Graziella Costanti­no i quali vivevano dei modesti, ma pur sicuri, proventi che derivavano loro dal lavoro dei campi. Il 6 marzo 1915, Pina ricevette il Battesimo in quella che allora era l'unica chiesa parroc­chiale di Partinico, Maria SS. Annunziata. Di indole docile e sottomessa, particolarmente sensibile allo spirito religioso della famiglia. La sua serenità d'animo la portava ad interessarsi delle cose semplici della vita, cose che ruotava­no intorno ad un senso del religioso fin d'allora acceso e che, lungo l'arco della sua vita, sarà in cima ai suoi interessi. L'infanzia Nel 1921 a sei anni, Pina fu iscritta alla scuola comunale di Partinico e per tutto il quinquennio elementare, ebbe come maestra la Sig.ra Margherita Drago, la prima vera ammiratrice delle sue singolari virtù. L'amore che Pina aveva per la scuola era grande: tutte le materie la interessavano e la riempivano di gioia. Il 1922 a pochi giorni l'uno dall'altro, ricevette i Sacramenti della Penitenza, della Prima Comunione e della Cresima. È proprio dello stesso anno il suo ingresso nell'Azione Cattolica come beniamina prima, poi aspiran­te e quindi giovane. Era ancora una bambina dodicenne o poco più quando Pina iniziò a partecipare, con profondo spirito ecclesiale, alla vita parrocchiale e diocesana, prendendo parte attiva a tutte le iniziative dell'Aziona Cattolica e a quelle che erano dettate dal bisogno dei problemi locali. L'adesione all'Azione Cattolica Fece della parrocchia il centro motore delle sue azioni, in totale cooperazione delle disposi­zioni del parroco. Nel 1938 fu nominata dele­gata delle sezioni minori della Azione Cattoli­ca: angioletti, piccolissime, beniamine, aspi­ranti. Dal 1939 al 1948 fu segretaria della stes­sa A.C. e dal 1945 al 1948, pur facendo parte del gruppo Donne, fu nominata Presidente delle giovani dietro pressante richiesta delle stesse giovani; continuò a fare la segretaria. Nel 1948 fondò l'associazione Figlie di Maria e fu presidente di questa nuova associazione fino alla morte. L'adesione di Pina all'A.C. è una realtà da tenere ben presente, giacché gli interessi che lei da allora coltivò, le aspirazioni e gli atti religiosi propri della sua vita, erano motivati proprio dalla sua compenetrazione d'essere un membro dì questa organizzazione. Ciò spiega, tra l'altro, come abbia potuto, con gli anni, diven­tare un'esperta della vita e del messaggio di Gesù, della missio­ne della Chiesa e della vocazione degli uomi­ni alla santità. Sempre più pura per Cristo La Beata pose a fondamento del suo apo­stolato la preghiera, i sacrifici, la S. Messa, comunione e meditazione quotidiana; stu­diando la parola dì Dio e seguendo il magiste­ro ecclesiastico. Una menzione merita il rap­porto tra Pina e la propria famiglia giacché, mal-grado ella in quest'ambito si comportasse come figlia perfetta nei servizi che le impone­vano e nella sottomissione ai genitori, dovette scontrarsi con una avversione totale della mamma verso le sue pratiche religiose: que­sta, in particolare, non voleva che trascorresse tanto tempo in chiesa, poiché i propositi matrimoniali che nutriva per lei venivano in tal modo ad essere vanificati. A dimostrazione che l'im­pegno religioso di Pina scaturi­va da una precisa e convintissi­ma scelta di vita, si pone il vo­to di castità che ella fece il 29 aprile 1932 nella chiesetta del­le Figlie della Misericordia e della Croce, che era la sede so­ciale della G.E Le parole che ella pronunciò e volle scrivere sul suo diario in quel giorno sono le seguenti: "In questo giorno solenne, Gesù mio, io voglio unirmi più a te e pro­metto di mantenermi sempre più pura, più casta per essere un giglio candido degno del Tuo giar­dino". La serietà del voto emesso si deduce anche dal fatto che Pina lo rinnovava mensilmente, con il permesso del direttore spirituale e coerente al voto emesso, con garbo ma fermamente, respinse le diver­se proposte di matrimonio che più di un giovane, conquistato dalla sua grazia ed anche dalla sua avvenenza, le rivolse. L'ultima prova del suo amore Diversi furono i tentativi fatti da Pina per realizzare il suo desiderio di farsi suora, ma si trovò dinanzi a insormontabili difficoltà. Intan­to, che Pina pregava, sperando di ottenere la benedizione dei suoi genitori, per entrare nella vita religiosa, partecipava con spirito ecclesia­le, alla vita della parrocchia e della diocesi; ciò sia come socia e dirigente dell'A.C., sia come presidente della Pia Unione delle Figlie di Ma­ria. Vistasi preclusa ogni via alla vita religiosa, Pina volle dare a Gesù l'ultima prova del suo immenso amore ed il 30 marzo 1948, insieme ad altre tre compagne, si offriva come vittima per la santificazione dei sacerdoti. La morte di una santa Prima di imboccare il doloroso tunnel della malattia, nel settembre 1948, ebbe la soddisfazione grandissima di recarsi in pel­legrinaggio a Roma, in occasione del XXX della G.F. Davvero straordinaria la coincidenza tra l'offerta di vittima, fatta dalla beata Pina nel marzo 1948, e l'affacciarsi di una forma di ar­trite reumatica così violenta da causare quel difetto cardiaco che l'avrebbe portata alla morte. Fino all'ultimo infatti continuò a spandere sublimi esempi di perfezione, lieta che la sua offerta di vittima per la santificazione dei sa­cerdoti fosse stata accettata morì improvvisamente per infarto il 19 maggio 1950. Per la partecipazione della gente alla camera ardente e ai funerali si vide chiaramente come l'opinione comune era che fosse morta una santa. Il giorno seguente, dopo i funerali, celebrati nella parrocchia del Rosa­rio, alla salma di Pina fu data sepoltura nel cimitero comunale di Partinico nella tomba di famiglia. Il 18 maggio 1969 avvenne la definitiva traslazione del corpo dal cimitero comunale al­la Chiesa Parrocchiale del Sacro Cuore in Partinico. È stata beatificata da Sua Santità Gio­vanni Paolo II il 5 Settembre 2004 a Loreto.