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La via franchigena

I Longobardi, tra il VI e il VII secolo al fine di collegare la regione della Tuscia (Lazio) con quella della Padania (Emilia-Romagna), tracciarono una via che prese il nome di Strada di Monte Bardone (da "Mons Longobardorum"), che nei pressi di Siena,  attraversava la Val d'Elsa, la Val d'Arabia e la Val d'Orcia. Questo percorso fu utilizzato prevalentemente per il commercio del sale, quando le coste liguri e parte di quelle tirreniche erano sotto il controllo dei bizantini.

                             Foto di Pino Bova

Nel IX secolo, sotto la dominazione dei Franchi, nel frattempo succeduti ai Longobardi, questa strada fu inglobata in quella che fu la piu' importante arteria di collegamento con i paesi del nord-europa: la Via Francigena - via generata dai Franchi. Nel medioevo le mete di pellegrinaggio più importanti per i cristiani erano tre:

 

Roma, dove ebbe luogo il martirio dei Santi Pietro e Paolo, fondatori della comunita' ecclesiale cristiana;

     Gerusalemme (Terra Santa), sede del Golgota, dove si trovano i luoghi della passione del  Cristo;

     Santiago di Compostela, dove si trova la tomba dell'apostolo San Giacomo.

 

 Il percorso doveva svolgersi essenzialmente a piedi (per penitenza) con tratti giornalieri di 20-25 chilometri. Il devoto non viaggiava isolato ma in gruppo tenendo in evidenza le insegne del pellegrinaggio (la conchiglia per Santiago de Compostela, la croce per Gerusalemme, la chiave per  San Pietro a Roma). Per la sua comodità e praticità,  non solo rivestì grande rilievo nello sviluppo dei traffici  commerciali e di conseguenza nello scambio tra culture appartenenti a tradizioni diverse, ma assolse anche ad un importante fine religioso: guidare a destinazione i "Romei" (pellegrini diretti a Roma, luogo del martirio dei Santi Pietro e Paolo), sopratutto quelli d'oltralpe. La sua rilevanza e' testimoniata dalla presenza di costruzioni edificate per scopi militari (postazioni di avvistamento e di difesa), per uso civile (ospedali, ostelli e stazioni di posta) e religioso (conventi a abbazie), ubicati lungo il tracciato. La ricostruzione del percorso (lungo 1.600 Km.) e' stata possibile grazie a Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, che si recò a Roma per incontrare il Papa e nel 994 durante il ritorno alla sua diocesi, annotò su un diario la sua esperienza di viaggiatore. Dalla questa testimonianza, la Via Francigena appare come un grande asse viario densamente frequentato con molti centri di accoglienza ubicati lungo tutto il tragitto.

Foto di Pino Bova

 

Nel XIII - XIV secolo iniziò in maniera graduale il declino di quella che era stata la più grande arteria di comunicazione del nord-europa in conseguenza dell'apertura di nuove strade. Vi sono ancor oggi delle parti di questo percorso che hanno conservato quasi intatta la loro bellezza (come l'attraversamento delle Alpi e quello degli Appennini) e che sono in grado di far vivere la sensazione di un viaggio attraverso il tempo, a chi percorre quelle campagne ricche di frammenti e memorie di quell'epoca,  mentre altri tratti, ormai tappezzati d'asfalto, hanno perso quasi del tutto il loro fascino originario. Uno dei percorsi più caratteristici della Via Francigena è quello che attraversa la provincia di Siena diramandosi all'interno della valle del fiume Elsa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Partendo da Pieve di Coiano:                                                                            tratto collinare posto  sulla linea di crinale sinistro della valle, da dove nel 990 Sigerico transita e si ferma di ritorno da Roma verso Canterbury. La ventunesima tappa o “submansione”con il nome di Sce Petre Currant” delle ottanta previste per il ritorno in patria è rappresentata  all'affascinante e bellissima chiesa dedicata ai santi Pietro e Paolo, con le sue forme composite di pietra e cotto, con influenze romanico-pisane. Iniziando l’itinerario, si incontra subito il Castello di COIANO, avamposto militare per il controllo della “strada”. Attraversiamo le terre dell’antico borgo di TIMIGNANO e CASTELVECCHIO ( oggi Castelfiorentino) di origine romana nato sull’incrociarsi del crocevia strategico fra la Via Francigena e la Via Volterrana che lo collegava a Firenze. Nei secoli successivi Castelfiorentino diventa un estremo baluardo della città di Firenze dove dopo la battaglia di Montaperti del 1260 vi si firma la pace con la rivale Siena.

 

Foto di Pino Bova

Si continua verso la Pieve di SANTA MARIA a CHIANNI: Bellissima chiesa, che Sigerico chiama “ Sancte Marie Glan”. Con la sua bellissima facciata evidenzia la sua affinità con il Duomo di Volterra , al quale vescovo appartenne fino al XIII secolo.Situata sulle colline alla sinistra dell’Elsa nei pressi di Gambassi, il borgo di Chianti sorgeva all’incrocio della via Volterrana. Ne aveva a quel tempo giurisdizione spirituale e temporale il Vescovo di Volterra, che mantenne i suoi diritti fino al XIII secolo, pur venendo in contrasto per essa con i Conti Cadolingi, signori di molti luoghi intorno e con il Comune di San Gimignano. Dopo la visita alla chiesa, raggiungiamo in auto la località TORRICELLA, in periferia di Gambassi Terme da dove partiremo a piedi. Scendendo lungo la Via Francigena, che riprendiamo nel tratto indicato, si passa le case di RIPAROTTA, luogo ricordato come  piccolo castello di confine nel 1106 per poi arrivare alla TORRE ,antico casale posto nelle vicinanze del ponte sul RIO dei CASCIANI. La strada continua in un impareggiabile susseguirsi di colline, fino ad arrivare al villaggio di LUIANO di SOTTO, dove si incontra la vecchia strada che portava a Volterra , via Castagno “la Costa di San Vettore”. Si scende ancora e oltrepassato il PONTE della MADONNA, antico ponte di confine sul Rio Acqua Calda, si “entra” nella terra di SAN GIMIGNANO. Lungo il tratto “valdelsano senese” incontriamo i resti del vecchio Castello di MONTECARULLI (ruderi) posto a difesa della via romea e poco dopo la piccola ma importante chiesa di SANTO PIETRO (non visitabile), che posta sola su di un poggio attende il passaggio La chiesa risulta citata per la prima volta nel 1109 come luogo di culto lungo la via romea.

Foto di Pino BovaChiesa di S.Pietro

 

Nel XIV secolo Santo Pietro assume anche il titolo di Canonica, con il quale titolo si intendeva anche un luogo con edificio che potesse ospitare una piccola comunità monastica dedita alla cura e all’alloggio dei viandanti. Le canoniche erano posizionate lungo strade importanti ed erano sempre riconoscibili per il simbolo della croce greca, in forma di feritoia o di scultura affissa alla parete. Lungo il tratto della Via Francigena se ne contano a decine sia in aperta campagna che nei borghi.

Il SANTUARIO di PANCOLE (visitabile) edificio di culto legato al villaggio nato intorno alla chiesa da farne un corpo unico sormontando al strada. In lontananza si intravedono le torri di San Gimignano,ma prima si sale a COLLEMUCCIOLI (visitabile), antico borgo fortificato con torre , che richiama antiche e remote atmosfere. Sotto la sua maestosa torre si stendono le sue piccole case in pietra. La via ne sottopassa una con un fascino di altri tempi. Camminando lasciandoci alle spalle la torre di Collemuccioli, subito ci appare in lontananza un altro gioiello della valdelsa religiosa, la PIEVE di CELLOLE (visitabile), intitolata a Sant’Ilario. Lieta come un sorriso, ci attende tra i cipressi. La pianta di tipo basilare, con tre navate divise in sette campate da colonne e pilastri.

 

 

 

 

 

 

                           San Gimignano

 

                                                      

 

 

 

Proseguendo siamo ad ammirare SAN GIMIGNANO. La città ci appare tale e quale come fu costruita cinque secoli fa.

Ai tempi di Sigerico non era ancora la “città delle torri”

Foto di Pino Bova            Foto di Pino Bova            Foto di Pino Bova

 

 

Si esce lasciandoci alle spalle Porta San Giovanni e si prende la strada che ci porterà a MONTE OLIVETO MINORE bellissima abbazia benedettina sulla via per Siena. Si prosegue per il villaggio di SANTA LUCIA e da qui si scende al GUADO del BORRO risalendo un verdissimo vallone che rievoca l’ambiente selvatico del medioevo.

Si risale il “borro” e passiamo dal PODERE VALLEBUIA e raggiunti al culmine stradale il cascinale MONTARONE , davanti,ci appare anche il castello di MONTAUTO. Ci attende un altro guado sul BOTRO dei BAGNI per poi risalire alla stupenda TORRACCIA di CHIUSI. Torre Castello appartenuta in età comunale agli Abbracciabeni, una consorteria familiare molto ricca e temuta. Si scende presso MOLINO d’AIANO, struttura scomparsa da tempo immemore, e guadiamo il torrente FOCI. Qui doveva essere presente una delle “mansioni” citate da Sigerico con il nome di “SCE MARTIN in FOSSE”, ma la sua ubicazione è ancora oggetto di studio. Si continua per una bellissima strada alberata, arrivando a BADIA a CONEO’ .

Foto di Pino Bova

Vista della parte absidale e del transetto della chiesa di Badia a Coneo

Bellissima chiesa romanticamente spersa in silenziose campagne, da dove si erge con la sua antica architettura longobarda. Appartenuta ai monaci vallombrosani e documentata dal 1076. Della Pieve di Coneò,finora poco studiata dagli storici, si hanno notizie indirette anche prima del XI secolo . Tornati sul cammino si raggiunge il villaggio di QUARTAIA, siamo già nel comune di Colle di Val d’Elsa la qui Pieve fin dai tempi antichi fu dichiarata importantissima. Lasciato Quartaia si passa tra le poche case del villaggio di casale di FABBRICA in mezzo a campi estesi fiancheggiando una monumentale fontana scendendo verso BOTRO agli STRULLI, la strada ci porterà fino alle porte di GRACCIANO, passando sotto il villaggio di ONCI e davanti al mulino di CALCINAIA con la sua bellissima “gora”, lapide con iscrizione utilizzo del 1696 Cosimo III.

Foto di Angela Cino  Foto di Pino Bova

Villa Sabolini

Proseguendo si arriva alla tappa dove dormiremo: MENSANELLO, dove ci attende VILLA SABOLINI: antica villa rinascimentale, è stata completamente ristrutturata nel 2000 per poter ospitare al meglio gruppi e singoli.

Proseguendo guaderemo il fiume ELSA,come già fatto da Sigerico in località PIEVE a ELSA , “mansione di AELSA”

Ricordato dal vescovo di Canterbury. Si arriva ai resti archeologici dei BAGNI DELLE CALDANE , bagni termali utilizzati in epoca etrusca e romana. Si raggiunge GRACCIANO, in passato fiorente mercato di cereali, luogo dove SAN MARZIALE converti al cristianesimo i suoi abitanti già dal I secolo al quale è dedicato un piccolo santuario e un ponte.

Attraversiamo la località  detta “Piano Senese” raggiungendo il “villaggio murato” di STROVE. Antico borgo fortificato sulla Via Francigena costruito nel 994 da i signori longobardi di STAGGIA, da “Tegrino figlio di AVA, contessa di Staggia”   da qui si  scende, e subito arriviamo al CASTELLO di PETRAIA posto al controllo della via.

Foto di Pino Bova

Villaggio di Strove

Grande e fortificato complesso in pietra che si staglia su un cupo fondale del bosco di lecci del MONTE MAGGIO.

Costeggiando un antico muro si arriva verso valle con la calma che si impone di fronte a qualcosa di grande bellezza, BADIA a ISOLA. Luogo importantissimo sorto proprio nel periodo in cui Sigerico passò da queste parti, chiamando questa “mansione BURGENOVE” ed ancora oggi l’antico borgo e monastero conservano l’antica genuinità. Le case circondano e sembrano proteggere la chiesa. Abbazia costruita per volontà della contessa longobarda AVA in ausilio ai pellegrini in transito per Roma.

Foto di Pino Bova

Badia a Isola - Chiesa dei SS Salvatore e Cirino

 

Da MONTERIGGIONI ci incamminiamo per raggiungere la fortezza. Cittadella fortificata dai senesi nel 1203 in  funzione di avamposto contro i nemici fiorentini e alleati guelfi. Ancor oggi ,come diceva Dante nel canto XXXI dell’inferno, la sua cinta di mura ,appare come una corona. Torri ancora più alte delle odierne che apparivano in lontananza sembrando giganti. Il borgo ha un sapore tutto medioevale  ed è estremamente rustico  e semplice. Si esce da Porta Romana e si continua il cammino in un bellissimo susseguirsi di lecci sulla “costa” del MONTE MAGGIO.  Lungo il nostro viaggio incontriamo luoghi carichi di storia e di simbologie, come CAMMINATA,riferimento viario, come PONTEROSSO antico ponte sul borro con basamento medioevale  o UCCELLATOIO legato ai luoghi di caccia. Quando finita la lecceta si torna a vedere i campi ,ci appare il CASTELLO della CHIOCCIOLA e della VILLA. Il Castello della Chiocciola deve il nome a una sua torre cilindrica  che contiene al suo interno una scala elicoidale. Edificio maestoso, passò alla storia per la strenua resistenza opposta alle milizie imperiali durante la guerra di Siena nel 1555. Da qui si giunge a VILLA, altro castello sulla via per Siena a difesa del territorio.

Siamo in prossimità di PIAN del LAGO, oggi pianura prosciugata, fu in passato un “lago di origine carsica” una conca chiusa e di tanto in tanto allagata dalle acque. Arrivati alle CERRETAIE (al maneggio nelle vicinanze) si incontra l’asfalto che non ci lascerà più fino a SIENA. In effetti si impone una scelta, farsela a piedi, o preferire un passaggio in auto. Si punta verso PORTA CAMOLLIA, l’accesso della Francigena al cuore della città. Siamo arrivati, ci attende una delle bellissime città della Toscana: SIENA.

Foto di Pino Bova

Foto di Pino Bova         Foto di Pino Bova

Da terredelmediterraneo.org

Foto di Pino Bova

Badia a Isola