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Un po’ di tutto per tutti |
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DEMETRA E KORE.
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La devozione degli ennesi per le dee delle messi. Brano tratto dal libro ENNA la città al centro di Carmelo G. Severino.
È con la conquista da parte di Roma che il culto demetrico di Enna conosce il suo massimo splendore, perché proprio in età romana la città diviene il centro religioso più importante e conosciuto dell’isola, come dimostrano anche i celebri versi di Ovidio “grata domus Cereri multas ea possidet urbes in quibus est culto fertilis Henna solo”. Il famoso mito del rapimento di Kore, che suggella nell’immaginario collettivo l’alternarsi delle stagioni, diviene oggetto di arte poetica per i greci e i romani ed i luoghi di Enna, con il lago di Pergusa, i prati in fiore, i boschi sacri, acquistano celebrità e fama nelle tradizioni e miti del paese. Al culto di Demetra infatti è intimamente legato quello della figlia Kore. I festeggiamenti per Kore si svolgono quando le “biade sono mature”, mentre quelli per Demetra si celebrano in autunno, al tempo della semina, con maggiore solennità e devozione e durano dieci giorni durante i quali avvengono le processioni per le vie della città ed i sacrifici nell’area sacra del santuario. Le due dee ctonie assurgono al primo posto nell’universo mitologico delle popolazioni siciliane e l’importanza del culto demetrico si riflette nella storia sociale e politica dell’isola. E dalla Sicilia il culto misterico di Demetra e Kore, divenute per il mondo latino Cerere e Proserpina, viene “importato” a Roma e le due divinità entrano così a far parte, per assimila cilia. Fama e notorietà confermate anche dall’ episodio, riferito sempre da Cicerone e ripreso da Valerio Massimo, ai tempi di Tiberio, e da Lattanzio, nel IV sec. d:C., dei decemviri romani che durante la rivolta dei Gracchi, nel 123 a.C. in una situazione particolarmente difficile per la vita istituzionale di Roma, si recarono nella lontanissima Enna, pur esistendo a Roma un santuario della dea, per placare, come richiedono i libri sibillini, l’antichissima Cerere ennese: così grande è ormai l’autorità del culto di Enna che per i decemviri romani, andare in Sicilia, è come recarsi non ad un santuario di Cerere ma da Cerere stessa. Enna entra nel mito, in una dimensione in cui storia, natura e cultura si intrecciano profondamente e questo si riverbera nell’ immagine storica della città.
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( dal giornalino mensile : Il Campanile di Enna del 17 ottobre 2009 presso Libreria del Duomo di Francesco Spampinato, via Roma 430-Enna) |