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Consigli utili

 

Erbe medicinali

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, una pianta medicinale è un organismo vegetale che contiene in uno dei suoi organi sostanze che possono essere utilizzate a fini terapeutici o che sono i precursori di emisintesi di specie farmaceutiche da cui derivano preparati farmacologicamente attivi, una pianta può essere "officinale" in un paese e non in un altro, a seconda delle regolamentazioni, in quanto è un termine esclusivamente procedurale e indica quelle piante inserite all'interno di elenchi ufficiali (farmacopea), utilizzabili dai laboratori farmaceutici. Eventuali restrizioni a tale possibilità nascono dalla compatibilità della pianta, o del suo derivato, al suo specifico modo d'uso; e dalla conformità del prodotto finito, rispetto alla legislazione di riferimento. Il decreto ministeriale del 9 luglio 2012, all’interno dell’allegato 1 (aggiornato il 16 gennaio 2013), presenta la lista completa delle sostanze e preparati vegetali con l’indicazione della parte utilizzata e con i relativi effetti fisiologici. Quindi si distinguono le erbe medicinali che contengono un insieme di principi attivi, detto anche fitocomplesso, che ha proprietà terapeutiche specifiche. Sono quindi definite piante medicinali tutti i vegetali che svolgono un’attività farmacologica, anche se blanda; e le erbe aromatiche che sono quelle piante ricche di profumi e sapori e che sono per questo motivo maggiormente utilizzate in cucina per ricette di vario tipo.

 

La presenza nell’antico Egitto di una classe antico Egitto di una classe medico - sacerdotale al servizio del Faraone sacerdotale al servizio del Faraone fece si che le conoscenze fossero accumulate e tramandate mediante una serie di importanti papiri di argomento medico-chirurgico, il più importante è il Papiro di Ebers, risalente al 1500 a.C.

 

 

 

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Fu rinvenuto  dall’egittologo  Edwin Smith nel 1862 nella tomba appartenuta probabilmente ad un medico di Tebe ( si racconta sia stato trovato fra le gambe di una mummia nel distretto di Assassif della necropoli di Tebe); ed acquistato dall’egittologo tedesco Georg Ebers, dal quale prende il nome,nel 1873,attualmente è conservato presso la biblioteca dell’Università di Lipsia in Germania. E’ un rotolo di papiro lungo 20 metri ed alto 20 centimetri, suddiviso da 108 pagine e databile alla XVIII dinastia egizia, più precisamente al regno di Amenhotep I (sul retro è riportata la data: festa dell’anno nuovo, 3° mese di shmu, 9° giorno, levata di Sodpu Sirio, del 9° anno di regno di Amenhotep I ed è scritto in ieratico. Contiene 811 prescrizioni con elencati i componenti, le quantità, le modalità di preparazione di farmaci. Gli Egizi facevano largo uso di rimedi vegetali, in particolar modo conoscevano le proprietà delle erbe e piante officinali di tipo aromatico, che impiegavano nel processo di mummificazione (a tale scopo fu necessaria la conoscenza del corpo umano, di esaminare l’anatomia, e trovare riscontri tra i rimedi e le presunte patologie). Il Papiro di Ebers si può suddividere in vari argomenti: formule e invocazioni da recitare prima di apprestarsi a curare il paziente; malattie interne e loro trattamento; cura delle malattie degli occhi; cura delle malattie della pelle; cura delle malattie degli arti; malattie delle donne e igiene domestica; malattie del cuore e dei vasi; pratiche chirurgiche. Oltre le piante vengono indicati anche i “leganti leganti”, latte, acqua e birra, con aggiunta di altri elementi di origine animale e vegetale utilizzati per rendere più gradevole  l’assunzione del preparato. Gli egizi davano alla medicina un aspetto divino in quanto il legame con la religione definiva la malattia come presenza di uno spirito maligno che doveva essere annientato tramite farmaci, ma anche attraverso sortilegi e incantesimi. Il papiro di Il papiro di Ebers comincia con queste parole: “E’ il maestro dell’universo universo Rha, che, preso da pietà per le sofferenze degli uomini, mi ha ispirato colle parole di Thot l’uso dei rimedi più portentosi. Dio farà vivere chi lo ama e io vivrò perché vivo nel timore di Dio”. Anche le fasi delle preparazione dei farmaci erano poste sotto la protezione delle divinità: il farmaco curava il corpo ma anche l’anima. La presenza divina nella medicina egizia si può notare anche dall’attribuzione di alcune ricette ricette proprio alle divinità. E’ riportato un incantesimo terapeutico dal papiro Ebers “Possa Iside guarirmi come guarì suo figlio Horus di tutti i dolori inflittigli da suo fratello Seth quando uccise suo padre Osiride. O Iside! Grande incantatrice, guariscimi, salvami da tutte le  male cose del buio: dalle epidemie e dalle malattie mortali e da infezioni di ogni genere che mi balzino addosso, come tu salvasti e liberasti tuo figlio Horus. Perché sono passato attraverso il fuoco e sono uscito dall’acqua; possa io non giungere mai al giorno in cui dirò ”Non sono buono a niente, ne degno di compassione ”. O Ra che ha parlato per il tuo corpo, O Osiride, che prega per la tua manifestazione. Ra parla per il corpo, Osiride prega per la manifestazione, liberami da ogni possibile male, da tutte le cose nocive del buio, da epidemie e febbri mortali di ogni genere” . Tra le piante che hanno svolto un ruolo di Tra le piante che hanno svolto un ruolo di primaria importanza nella farmacologia Egizia, ma anche di altre antiche civiltà, vi è Aloe vera.  Nell’antico Egitto l'Aloe era chiamata pianta dell'immortalità. Era utilizzata tra le sostanze per l’imbalsamazione dei Faraoni e per uso terapeutico. Piantata davanti  alla porta di casa è considerato un modo per assicurarsi una lunga vita e felicità. Il succo di Aloe miscelato con il latte di capra era l’ingrediente fondamentale nell’acqua dei bagni in cui si immergevano delle regine egiziane rinomate per la loro bellezza; da questo si evince come i “nobili” egiziani tenessero all’igiene e alla cura dei loro corpi. Altre piante, quali fichi, datteri e olio di ricino, venivano usate per l’uso dei lassativi. L’acido tannico, derivato principalmente dalla noce di galla, era considerato utile nel trattamento delle ustioni. La Menta veniva usata soprattutto per risolvere disturbi gastrici. La Maggiorana era indicata nella cura dell’emicrania. L’Edera per curare dolori reumatici, nevralgici e contro l’artrite. La Mirra veniva usata come disinfettante. L’aglio veniva considerato come un veleno efficace per uccidere ogni serpente. Loto e valeriana erano invece usati come sedativi e il salice come antinfiammatorio. Anche il Papavero, in quanto possiede sostanze anestetizzanti come la morfina, veniva utilizzato come medicinale per dolori del torace, morsi di coccodrillo. Il Miele, con proprietà antisettiche, serviva per combattere: tosse, problemi agli occhi, ferite e per la cura dei denti (otturazioni). Tra i farmaci di origine minerale troviamo: alabastro, ematite, galena (solfuro di piombo), granito, malachite e lapislazzuli. Molto usato il sale marino, o natron, dalle proprietà antisettiche.

 Nel papiro Ebers vi sono diverse ricette per curare le varie malattie che colpivano gli occhi quali il tracoma (Malattia infiammatoria cronica della congiuntiva, dovuta all'infezione provocata da un batterio: la Chlamydia Tracomatis, contagiosa, che portava anche alla cecità)  e la trichiasi conseguente al tracoma (Nella palpebra superiore sono presenti approssimativamente 100 ciglia, 50 in quella inferiore. Le ciglia hanno origine dalla porzione anteriore del margine palpebrale, davanti al piatto tarsale (lamella anteriore), e sono disposte su due o tre file. Alcune ciglia possono trovarsi a livello della caruncola. Con la trichiasi viene alterato l’orientamento delle ciglia che, pur nascendo fisiologicamente a livello della lamella anteriore, vengono a contatto con la superficie oculare. Le ciglia con anomala direzione possono interessare l’intera palpebra superiore e/o inferiore o una sua porzione portando a cicatrizzarsi), ad esempio usando un impiastro di bile di tartaruga e ladano. “Altro (rimedio) per fare scomparire la torsione delle ciglia nell’occhio: olibano; sangue di lucertola; sangue di pipistrello. Si stireranno le ciglia, poi si spalmerà (questa pomata) su di lui (l’occhio) fino a che sia guarito” (Ebers 424). „

Le prescrizioni presenti nel papiro di Ebers furono poi riprese anche dalla medicina dell’antica Grecia, con vere e proprie citazioni presenti, anche in alcuni trattati medici scritti da Ippocrate (V secolo a.C.) e in quelli botanici di Teofrasto e successivamente di Dioscoride. Già nel I secolo d.C. vennero realizzati gli orti medicinali, dove si coltivavano piante indicate negli scritti di Ippocrate (lavoro successivamente seguito a Roma dal medico Galeno). Furono indicate le prime cure di diete attraverso l'uso di fruttaverdura e piante officinali, assunte attraverso l'alimentazione. Nel Medioevo, gli Arabi diedero un grande impulso sia all'alchimia e alla chimica con l'invenzione dell'alambicco, che permise la scoperta dell'alcol. Questa nuova sostanza, derivata dalla distillazione di erbe e piante officinali, ebbe ripercussioni nello sviluppo farmaceutico di tinture e distillati. Inoltre gli scienziati arabi furono i primi ad organizzare una farmacopea, con descrizioni di ricette fornite di dosaggi, proporzioni e composizioni chimiche. Con le teorie delle varie popolazioni e culture si arrivò a redigere i primi testi farmaceutici con specifiche su decozioneinfusione e triturazione permettendo così la diffusione dell’uso delle spezie e delle erbe e piante officinali.