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Cantico delle creature

Il cantico di Frate sole o cantico delle creature viene considerato il primo testo letterario in volgare. Dalle biografie (Legenda antiqua perusina, Speculum perfectionis) viene riferito che San Francesco scrisse il cantico in tre fasi: la prima parte sarebbe stata composta dopo una notte tormentata, di grandi sofferenze, in cui il santo si sentì tentato dal diavolo; i versi 23-27 sarebbero stati aggiunti in seguito ad una disputa tra il vescovo e il podestà di Assisi e la parte finale risalirebbe a pochi giorni prima della sua morte.

Nonostante le apparenze, il testo non è un’opera ingenua e spontanea ma ha dei precedenti letterari, identificabili nel Vecchio Testamento, in particolare nei Salmi,  a cui si rifà la struttura parallelistica del componimento, e nei Vangeli, precisamente nel discorso delle Beatitudini (Matteo 5,3-10; Luca 6,20-23).  Consta di versetti di stampo biblico raccolti in lasse irregolari, dai due ai cinque versi ed era rivestito di un accompagnamento musicale attribuito a Francesco stesso, sulla falsariga del canto gregoriano dei salmi.

La lingua è il volgare umbro del sec. XII,  in cui sono presenti influssi toscani, francesismi e latinismi.

 

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,

lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:

de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si', mi Signore, per sor'Acqua.
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si', mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si', mi Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fior et herba.

Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infrmitate et tribulatione.

Beati quelli ke 'l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato s' mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

Il concetto da cui parte San Francesco è l’ idea che Dio è altissimo, onnipotente, ma anche buono; nessuno è degno di pronunciare il nome del creatore (vv. 1-4) che però può essere lodato in base alle cose visibili da Lui create.

Francesco inizia con il rivolgere la sua lode agli  astri -sole, luna, stelle- dei quali sottolinea la bellezza e l’utilità (vv. 5-11); ne esalta la luminosità e lo splendore con un elenco di aggettivi  che mettono in evidenza ogni aspetto positivo delle creature (così il sole viene definito "bellu et radiante", la luna e le stelle "clarite et preziose et belle").

Passa quindi ai quattro elementi: aria, acqua, fuoco e terra (vv. 11-22).

Il vento e ogni variazione del tempo vengono lodati perché danno sostentamento alle creature di Dio; non vengono collegati a tempeste o eventi distruttivi, ma se ne  evidenziano solo gli aspetti benefici, necessari per la vita.

Allo stesso modo si parla dell’acqua, "utile" e "pretiosa" ma anche simbolo di purificazione (rinvia infatti ai sacramenti del battesimo e della penitenza), e del fuoco, che riscalda e allieta e, al pari dell’acqua è simbolo di Dio (suggerendo un riferimento alla discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli).

La terra, ultima tra i quattro elementi che vengono lodati, viene definita al v. 20 "madre". 

A questo punto il tono del cantico cambia e l’inno si trasforma in una sorta di predica all’uomo che, dotato del privilegio del libero arbitrio, è chiamato anche ad una maggiore responsabilità morale. L’uomo, infatti, viene lodato solo a condizione che perdoni e che sopporti ogni sofferenza e disagio, senza ribellarvisi, perché solo così, rispettando la legge divina (v. 30) e imitando Cristo (vv.  23-26), conquisterà la beatitudine e il premio divino.

Infatti, a questo punto Francesco introduce la lode della morte, che chiama sorella; di lei afferma che nessun uomo la può evitare e pone l’accento sulla sua positività, in quanto fatto assolutamente naturale; sottolinea inoltre che per coloro che, quando essa sopraggiungerà, si troveranno nelle "sanctissime vuluntati" di Dio la morte segnerà il passaggio alla vera vita e alla piena conoscenza della divinità.

Francesco conclude la lauda dicendo di lodare e benedire il Signore e di servirlo con grande umiltà.

Il "Cantico delle Creature" mette in luce due degli aspetti più importanti della religiosità di S. Francesco: la lode di ogni creatura, anche quella apparentemente più piccola e insignificante, e la celebrazione della loro dignità, sottolineano l’atteggiamento di estrema umiltà con cui il santo si rapportava al creato, riscontrabile nella sua scelta di vita, fondata sulla povertà e sul ribaltamento della scala dei valori e concepita come imitazione delle esperienze di Cristo. L’invito all’ umiltà è espresso in modo chiaro negli ultimi due versi "laudate et benedicete mi’ Signore et rengratiate e serviateli cum grande humilitate", ma anche nei versi precedenti in cui Francesco si rivolge alle creature chiamandole "fratello" e "sorella", ponendosi così al loro stesso livello.

La visione positiva natura deriva dalla convenzione che in essa si riflette l’immagine del Creatore, le creature portano "significazione" di Dio; emerge quindi un senso di fratellanza tra l’uomo ed il cosmo profondamente differente da altre tendenze religiose del Medioevo (quella di Jacopone da Todi, per esempio) che rifiutavano e disprezzavano il mondo terreno perché segnato dal peccato.

All’interno del Cantico, nell’elenco delle cose lodate, ci sono anche delle assenze che non possono essere trascurate.

Benché San Francesco fosse nato in un periodo storico caratterizzato dall’espansione della città urbana, dallo sviluppo dei commerci e delle città, nel Cantico non viene lodato nulla che sia frutto del lavoro, dell’intelligenza e dell’impegno dell’uomo. Il motivo di questo tipo di mancanza deriva dalla volontà di lodare il mondo naturale in quanto immagine della somma Bellezza e della somma Bontà (cioè di Dio); in questa prospettiva quindi il mondo artificiale, "creato" dall’uomo, non ha nessun valore, perde quindi importanza e passa in secondo piano.