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  Siracusa

Siracusa venne fondata, secondo tradizione, nell’VIII sec. a.C. (tra il 733 e il 734 a.C.) dal nobile di Corinto Archia Bacchiada. particolarmente ricca di acqua (al punto che da ciò derivava il suo nome Syraka, dal siculo abbondanza d'acqua), risultava abitata da autoctoni sin dal IV millennio a.C., con i villaggi preistorici di Stentinello, Ognina, Plemmirio, Matrensa, Cozzo Pantano e Thapsos, che già da allora avevano allacciato rapporti commerciali con il mondo Miceneo. Quando Archia vi giunse con un gruppo di coloni, si insediò nell’isolotto di Ortigia («quaglia», dal greco, per la sua forma), dopo aver scacciato la popolazione indigena verso l’entroterra. Lo stanziamento in Ortigia venne favorito, oltre che dalla abbondanza d’acqua, anche dal fatto che l'isolotto era facilmente difendibile da ogni lato e proprio per questo motivo divenne il nucleo della nuova città. In Ortigia l'abitato trovava il proprio centro civile nell'agorà, un'ampia piazza circondata da tre lati da edifici e aperta dal quarto lato. L'agorà di Ortigia si trovava vicino al tempio di Apollo che, già realizzato alla fine del VII secolo rimane il più antico fra i templi siciliani e uno dei più arcaici dell'intera area culturale greca. Leggermente posteriore al tempio di Apollo è quello di Zeus Olimpico, realizza to su di un'altura sovrastante il fiume Anapo, dirimpetto al porto grande. Un altro punto di rilevante importanza urbani stica, dopo l'agorà, e sempre in Ortigia, era costituito dal primitivo tempio di Athena, sorto in un luogo già carico di memorie religiose, poco discosto dall'attuale Athenaion di Gelone. Questo primitivo Athenaion, probabilmente realiz zato nel VI secolo, si trovava nella zona dell'attuale cortile del palazzo arcivescovile e in parte ricadeva nell'attuale via Minerva. Tutti questi templi arcaici (l'Olimpeion, l'Athenaion, l'Apollonion) oltre a precise peculiarità costruttive ravvicinamento delle colonne, consistenza del loro spessore ecc.) erano altre caratteristiche comuni quali la copertura realizzata da travi e da assi di legno rivestite da lastre di terracotta sempre decorata a vivaci colori. Le stesse colonne e le trabeazioni realizzate in pietra locale erano stuccate e dipinte. Quando col passare del tempo la ricchezza, e quindi anche la popolazione della città, crebbero alcuni nuclei si stanziarono sulla costa dando origine a dei nuovi quartieri. Ne furono sorsero cinque uno di fianco all’altro (Ortigia, Acradina, Neapoli, Tyche ed Epipoli) e la cosa contribuì a far ribattezzare Siracusa Pentàpoli. Primo centro a nascere sulla terraferma fu Acradina. Sia Ortigia che Acradina erano circondate da mura, le stesse che molto più tardi, dal 416 al 413, sosterranno l'urto degli ateniesi guidati da Nicia. Ma il provvedimento più interessante, dal punto di vista urbanistico, della attività di Gelone fu la decisione di spostare l'agorà da Ortigia, ormai troppo piccola, e decentrata rispetto ai nuovi centri di più recente urbanizzazione, ad Acradina. La zona di questa nuova agorà dovrebbe essere quella ubicata fra l'attuale palazzo della provincia, la via Elorina, il Pantheon dei caduti. Diodoro Siculo ci narra con dovizia di particolari come la costruzione di questa immen sa opera e dello stesso Eurialo abbia mobilitato l'intera popolazione di Siracusa, perché venisse realizzata con la massima segretezza e nel più breve tempo possibile. Dalle Latomie vennero cavate cinque milioni di tonnellate di blocchi di calcare ed esse vennero allora ad assumere la vastità che oggi è osservabile. Altre attività edilizie si ebbero nell' Acradina, dove furono realizzati dei portici, nella zona dell'attuale tempio ai caduti, probabilmente in relazione all'attigua agorà; un grande ginnasio venne costruito nella Neapoli. Siracusa conobbe quindi il suo assetto urbanistico definitivo e la sua massima espansione; Ortigia viveva avulsa dal resto della città, sede dei più importanti templi e del tiranno con la sua corte, volgente verso terra le proprie mura turrite concluse dal lato di terraferma dalla grande fortezza. Il centro urbano, era questa una tendenza già viva in tempi più antichi, si spostò definitivamente in Acradina, il quartiere più antico di terraferma, che aveva centro nell'agorà. Il quartiere della Neapoli si avviava già a essere la zona più monumentale dell'intera città e la Tyche, perdendo il suo antico carattere di autonomia, venne a essere pienamente innestata sul tessuto urbano circostante. Infine era nato un nuovo vasto quartiere, l'Epipoli, che però non doveva essere fittamente popolato. Tutto il sistema murario d'Ortigia, consistente a quanto pare in una doppia muraglia rafforzata da torrioni quadrati e saldamente ancorata alla fortezza sull'imboccatura dell'istmo, si apriva alla città attraverso un'unica porta fortificata, costituita da un sistema di cinque archi e chiamata Pentaplya, poco distante dall'agorà. Il sistema di fortificazioni di Ortigia diede ottimi risultati e non venne mai superato d'assalto. Molto presto fu addirittura stabilito un collegamento tra l'isola e la terraferma mediante un terrapieno, poi trasformato in ponte. Così dal VII sec. a.C. Siracusa a poco a poco si costruisce una posizione egemonica nella Sicilia sud-orientale, mettendo in atto un'accorta politica di fondazione di colonie. Viene costruito il tempio di Apollo. Nel   664 Siracusa fonda Akrai (Palazzolo Acreide), una sub-colonia greca costruita in cima ad un colle, difficilmente attaccabile e al tempo stesso costituiva un punto ideale per vigilare sui territori circostanti. La città si sviluppò fino a raggiungere il massimo splendore sotto il regno di Gerone II (275 a.C.-215 a.C.) e nel 211 a.C., dopo la sconfitta di Siracusa, divenne parte della provincia romana fino ad essere distrutta dagli Arabi nel 827. Col tempo i suoi resti vennero ricoperti da nuovi strati di terra, e si perse il ricordo di Akrai. Fu il Fazello, per primo, grazie anche alla presenza di cospicui resti ad individuare la posizione dell’antica colonia greca nella contrada chiamata “Serra di Palazzo” o “Palazzu”, iprimi scavi archeologici nel sito di Akrai avvennero nella prima parte del XIX secolo, ad opera di Gabriele Iudica. Si pone mano alla costruzione del Teatro. Costruito negli anni della monarchia di Gerone II (metà del II secolo a.C.) assieme all’attiguo Bouleuterion, non fu realizzato, come di norma, scavando i fianchi di una collina, ma costruito in un pendio naturale su un letto di pietrame a secco su cui poggiavano i blocchi delle gradinate. La cavea (Koilon) è composta da nove cunei, di diverse dimensioni, separati da otto scalette. Lo Iudica ricostruì dodici fila di sedili. Nei cunei laterali, lo sviluppo dei gradini era limitato dai rispettivi muri di sostegno. Dal settimo cuneo parte una galleria che conduce al bouleuterion (luogo di riunione della boulè, il senato cittadino). Anche lo spazio dell’orchestra segna un’importante eccezione nei confronti della normale struttura del teatro antico. L’orchestra era il luogo dove, durante le rappresentazioni danzava il coro. Questo spazio è sempre di forma circolare, mentre ad Akrai, è semi- circolare dato che la realizzazione del teatro sarebbe avvenuta in una zona già intensamente urbanizzata, fra l’altro in uno spazio complessivamente ristretto. Il teatro, che in epoca romana fu ampiamente rimaneggiato, conobbe la decadenza generale della città ed, in periodo bizantino, sull’area di parte della scena, fu realizzato un mulino. Nel 505-466  si ha l’insediamento dei primi Tiranni nelle maggiori città siciliane; nel 505-491 Cleandro e Ippocrate a Gela e nel  488 Terone ad Agrigento. L’economia di Siracusa era prevalentemente basata sulla agricoltura e come manodo pera erano utilizzati i siculi sottomessi durante l’occupazione dei territori. Il pessimo trattamento loro riservato però fece scoppiare una rivolta che costrinse i proprietari terrieri a riparare a Gela, altra colonia greca la cui potenza era già affermata e che si trovava sotto la tirannia di Gelone. Questi, ricondotti i proprietari a Siracusa e sconfitti gli insorti, restò talmente impressionato dalla città che decise di trasferirvi la sua sede divenendone così il primo tiranno nel 485 a.C. L'ascesa al potere di Gelone a Siracusa determinò un rafforzamento della presenza greca in Sicilia affrontando e risolvendo il problema causato dalle crescenti pressioni delle popolazioni dei Siculi e dei Sicani. Per prima cosa si dedicò alla città, cercando di favorirne lo sviluppo economico, dotandola di una marina ed un esercito agguerriti e ripopolandola con il trasferimento della popolazione di Gela. Rafforzata Siracusa si dedicò ad allentare le pressioni ai suoi confini portando guerra alle città vicine che non avevano voluto allearsi con lui. L’enorme differenza di valori in campo portò alla breve conquista di tutti i territori attigui. Le popolazioni delle città sconfitte vennero trattate in maniera differente: a Camarina distrusse la rocca e trasferì tutti i cittadini a Siracusa, Megara venne interamente distrutta e il popolo venduto come schiavo mentre “i ricchi” furono salvati e diventarono «cittadini»; stessa sorte fu riservata agli Eubesi. Quest'imponente arrivo di nuove masse di cittadini e di migliaia di mercenari causò una radicale trasformazione del tessuto sociale e un incremento demografico tale che l'antica area urbana non riuscì più contenere tutti i nuovi arrivati. Si svilupparono, cosi, i due nuovi quartieri di Tyche e Neapolis, rispettivamente a nord-est e a nord-ovest di Acradina. La città si ampliò e fu arricchita da numerosi monumenti adeguandosi così, per immagine, alle aspirazioni di potenza del suo tiranno. In soli dieci anni Gelone divenne l'uomo più ricco e potente del mondo greco e grazie alla sua alleanza con Terone di Agrigento, di cui sposò la figlia Damarete e al quale diede in moglie la propria nipote, ebbe il controllo della maggior parte della Sicilia Greca, eccetto Selinunte e Messina. Le rimanenti città, per evitare la capitolazione, chiesero l'aiuto di Cartagine e questa, che da sempre aveva avuto mire espansionisti che in Sicilia, intervenne inviando un poderoso esercito al seguito di Amilcare. Siracusa, in risposta, radunò tutte le forze greche della Sicilia: lo scontro decisivo si ebbe a Imera (Himera), in una famosa battaglia avvenuta nel 480 a.C. alla fine della quale Gelone e Terone riuscirono a riportare una storica vittoria. Per Cartagine fu una sconfitta brucian te: Amilcare venne ucciso, le sue navi bruciate e i Cartaginesi catturati venduti come schiavi. Inoltre Cartagine dovette pagare un pesante indennizzo e - scrive Erodoto - nel trattato stipulato, Gelone impose loro la rinuncia ai sacrifici umani (soprattutto l'immolazione dei figli primogeniti che veniva praticata in appositi altari detti Tofet). Proprio per festeggiare tale vittoria furono eretti diversi templi in città. Tra questi quello più famoso, oltre che l’unico giunto a noi intatto, è il tempio di Atena. La grande quantità di materiali necessari per la costruzione di tali opere ed all’ulteriore ampliamento della città fu garantita dall’impiego degli sconfitti nelle grandi latomie («cave di pietra », dal greco). Gelone morì nel 478 e fu da subito venerato come padre della patria. A Gelone successe il fratello Ierone I che, oltre a continuarne l'opera di rafforzamento di Siracusa, si fece promotore di arte e cultura accogliendo presso la sua corte filosofi e poeti tra cui Pindaro, Eschilo e Simonide. Come detto però durante il suo regno la città fu anche impegnata in sanguinose guerre contro gli Etruschi (474 a.C.), contro le popolazioni italo-meridionali e, soprattutto, contro le città siciliane di fondazione ionica. Ci fu una delle battaglie navali più famose dell'antichità, svoltesi proprio nelle acque prospicienti Cuma. Le città di origine greca, consapevoli che le loro navi adatte al trasporto delle merci non potevano certo competere con le possenti navi da guerra etrusche, chiesero l'aiuto alle genti amiche di Siracusa il cui tiranno, Ierone, in un'epica battaglia sul mare distrusse l'intera flotta nemica debellando definitivamente il pericolo etrusco che per decenni aveva limitato le mire espansionistiche cumane. Siracusa rapidamente insediò un presidio a Pithekoussai e fondò una "città nuova" adiacente Parthenope, Neapolis, che in poco tempo soppiantò Cuma, destituen dola da qualsiasi attività di controllo territoriale. A eterna memoria di quell’importante affermazione militare, fu incisa su un elmo dedicato a Olimpia ( elmo poi ritrovato durante gli scavi a Delfi) una iscrizione che diceva: "Ierone figlio di Deinomenes e i Siracusani a Zeus, dal bottino fatto sugli Etruschi a Cuma". Morto Ierone I, la città visse un periodo di lotte interne causate dalla tirannide di  Trasibulo che si concluse solo con il trionfo di una nuova oligarchia e la fine del primo periodo di Tirannia. Seguì quindi un lungo periodo di pace e prosperità durante il quale un siculo ellenizzato di nome Ducezio sollevò nell’isola un vasto movimento di rivolta nazionalistica, una vera e propria lega sicula. Partendo dalla nativa Mineo attaccò e distrusse Inessa-Etna e Morgantina e fondò alcune colonie in punti strategici per controllare il territorio; tra queste Palikè nei pressi dell'antico santuario dei Palici. Verso il 450 a.C. però, attaccato dai Siracusani, venne pesantemente sconfitto e costretto ad andare in esilio a Corinto. Nel 440 Siracusa doma la rivolta; muore Ducezio. Dal 430 al 360 si coniano i magnifici decadrammi di Kimon ed Euainetos. Nel   427-424 comincia la guerra fra Siracusa e Leontini. Nel  415-413 Atene manda un corpo di spedizione in Sicilia per scon figgere Siracusa. La città schiaccia le forze assedianti nella vittoria dell'Assinaros. Nel 413 lelatomie sono adibite a luogo di carcerazione e sterminio degli ateniesi di Nicia. Nel  410-415 i cartaginesi muovono guerra alla grecità di Sicilia. Nel  405-367 la città subisce la tirannide di Dionigi I. Nel 402-397 si estraggono dalle latomie cinque milioni di tonnellate di materiale di pietra; si costruiscono le mura di Siracusa e il castello Eurialo. La città assume la propria massima estensione (180 stadi di circuito) e, ad opera finita, si hanno le più grandi mura dell'antichità e l'opera militare (il castello Eurialo) più complessa e ben congegnata. La pentapoli è divenuta una fortezza imprendibile. Nel 402-397 Siracusa resiste vittoriosamente a un assedio cartaginese e nel 398-396 intraprende la prima campagna di guerra contro Cartagine. Nel 388 il filosofo Platone arriva a Siracusa, dove spera di potere realizzare la propria utopia politica. Nel 367-344  la tirannia continua con Dionigi II. Nel 367 Platone ritorna a Siracusa. Dione, come nel primo caso, ne sollecitò la venuta, e principalmente in questa occasione (essendo forte l'influenza dello zio Dione sul giovane Dionigi) il filosofo avrebbe dovuto "ispirare al giovane nipote" l'amore per il vivere onesto e virtuoso. Nel 361 ancora un viaggio di Platone a Siracusa. Il tentativo del filosofo di indurre Dionigi a compiere "senza stragi o condanne a morte" le riforme di struttura "indispensabili per procacciare a tutto il paese la vera felicità", abortisce per le rivalità sorte fra Dione e Dionigi. Ma nel 354 muore Dione: governatore di Siracusa ed amico di Platone, nel tentativo di preparare una spedizione contro Dionigi, con il quale era venuto in aperto conflitto. Quindi nel 346 i cartaginesi riprendono l'iniziativa contro i greci con una offensiva in terra siciliana.