Un po’ di tutto per tutti    

 

La Via Franchigena  2

Si continua verso la Pieve di Santa Maria a Chianni: Bellissima chiesa, che Sigerico chiama “ Sancte Marie Glan”. Con la sua bellissima facciata evidenzia la sua affinità con il Duomo di Volterra , al quale vescovo appartenne fino al XIII secolo.Situata sulle colline alla sinistra dell’Elsa nei pressi di Gambassi, il borgo di Chianti sorgeva all’incrocio della via Volterrana. Ne aveva a quel tempo giurisdizione spirituale e temporale il Vescovo di Volterra, che mantenne i suoi diritti fino al XIII secolo, pur venendo in contrasto per essa con i Conti Cadolingi, signori di molti luoghi intorno e con il Comune di San Gimignano. Dopo la visita alla chiesa, raggiungiamo in auto la località Torricella, in periferia di Gambassi Terme da dove partiremo a piedi. Scendendo lungo la Via Franchigena, che riprendiamo nel tratto indicato, si passa le case di Riparotta, luogo ricordato come  piccolo castello di confine nel 1106 per poi arrivare alla Torre ,antico casale posto nelle vicinanze del ponte sul Rio dei Casciani. La strada continua in un impareggiabile susseguirsi di colline, fino ad arrivare al villaggio di Luiano di Sotto, dove si incontra la vecchia strada che portava a Volterra , via Castagno “la Costa di San Vettore”. Si scende ancora e oltrepassato il Ponte della Madonna, antico ponte di confine sul Rio Acqua Calda, si “entra” nella terra di San Gimignano. Lungo il tratto “valdelsano senese” incontriamo i resti del vecchio Castello di Montecarulli (ruderi) posto a difesa della via romea e poco dopo la piccola ma importante chiesa di Santo Pietro, che posta sola su di un poggio attende il passaggio La chiesa risulta citata per la prima volta nel 1109 come luogo di culto lungo la via romea.

 

 

 

 

 

                                                 Chiesa di S.Pietro

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel XIV secolo Santo Pietro assume anche il titolo di Canonica, con il quale titolo si intendeva anche un luogo con edificio che potesse ospitare una piccola comunità monastica dedita alla cura e all’alloggio dei viandanti. Le canoniche erano posizionate lungo strade importanti ed erano sempre riconoscibili per il simbolo della croce greca, in forma di feritoia o di scultura affissa alla parete. Lungo il tratto della Via Francigena se ne contano a decine sia in aperta campagna che nei borghi. Il Santuario di Pancole edificio di culto legato al villaggio nato intorno alla chiesa da farne un corpo unico sormontando al strada. In lontananza si intravedono le torri di San Gimignano,ma prima si sale a Collemuccioli, antico borgo fortificato con torre , che richiama antiche e remote atmosfere. Sotto la sua maestosa torre si stendono le sue piccole case in pietra. La via ne sottopassa una con un fascino di altri tempi. Camminando lasciandoci alle spalle la torre di Collemuccioli, subito ci appare in lontananza un altro gioiello della valdelsa religiosa, la Pieve di Cellole, intitolata a Sant’Ilario. Lieta come un sorriso, ci attende tra i cipressi. La pianta di tipo basilare, con tre navate divise in sette campate da colonne e pilastri.

 

 

                                            San Gimignano

 

 

 

 

 

 

 

 

Proseguendo siamo ad ammirare San Gimignano. La città ci appare tale e quale come fu costruita cinque secoli fa. Ai tempi di Sigerico non era ancora la “città delle torri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si esce lasciandoci alle spalle Porta San Giovanni e si prende la strada che ci porterà a Monte Oliveto minore bellissima abbazia benedettina sulla via per Siena. Si prosegue per il villaggio di Santa Lucia e da qui si scende al Guado del Borro risalendo un verdissimo vallone che rievoca l’ambiente selvatico del medioevo. Si risale il “borro” e passiamo dal PODERE Vallebuia e raggiunti al culmine stradale il cascinale Montarone , davanti,ci appare anche il castello di Montauto. Ci attende un altro guado sul Botro dei Bagni per poi risalire alla stupenda Torraccia di Chiusi. Torre Castello appartenuta in età comunale agli Abbracciabeni, una consorteria familiare molto ricca e temuta. Si scende presso Molino d’Aiano, struttura scomparsa da tempo immemore, e guadiamo il torrente FOCI. Qui doveva essere presente una delle “mansioni” citate da Sigerico con il nome di “Sce Martin in Fosse”, ma la sua ubicazione è ancora oggetto di studio. Si continua per una bellissima strada alberata, arrivando a Badia a Coneò.

 

 

 

 

 

 

Vista della parte absidale e del transetto della chiesa di Badia a Coneò