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La Passione di Cristo - La Sacra Sindone

La “Passione” culminata nel Venerdì Santo, designa l’insieme degli avvenimenti dolorosi che colpirono  Gesù fino alla morte in croce. Questo insieme di atti progressivi e dolorosi prese il nome di “Via Crucis” che la Chiesa Cattolica ricorda in ogni suo tempio con le 14 ‘Stazioni’.

 

 I = Il processo e la condanna;
II = Il carico sulle spalle della croce;
III = La prima caduta;
IV = L’incontro con la Madre;
V = L’aiuto del Cireneo;
VI = L’incontro con la Veronica;
VII = Seconda caduta;
VIII = L’incontro con le donne di Gerusalemme;
IX = Terza caduta;
X = Gesù denudato e posto sulla croce;
XI = La crocifissione;
XII = La morte in Croce;
XIII = La deposizione;
XIV = La sepoltura nella tomba.

 

Nella primavera dell’anno 30, Gesù discese con i suoi discepoli dalla Galilea a Gerusalemme, in occasione della Pasqua ebraica, l’annuale “memoriale” della prodigiosa liberazione del popolo ebreo dall’Egitto. Qui tenne l’Ultima Cena, dove di fatto fu sostituito il vecchio “memoriale” con il nuovo, da rinnovare nel tempo fino al suo ritorno: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi”; “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue che viene versato per voi”; “Fate questo in memoria di me!”. La ‘Passione’ si svolge con una sequenza di immagini drammatiche, prima di tutto il tradimento di Giuda, che lo vende e lo denuncia con un bacio nel giardino posto al di là del torrente Cedron, dove si era ritirato a pregare con i suoi discepoli, e dove Gesù, aveva avuto la visione angosciante della prossima fine, sudando sangue e al punto di chiedere al Padre di far passare, se era possibile, questo calice amaro di sofferenza, ma nel contempo accettò di fare la Sua volontà. Segue l’arresto notturno da parte dei soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei; Gesù subisce l’interrogatorio di Anna, ex sommo sacerdote molto potente e suocero del sommo sacerdote in carica Caifa; poi il giudizio del Sinedrio giudaico capeggiato da Caifa, che formula ad ogni costo un’accusa che consenta la sua condanna a morte, che però per la legge vigente a Gerusalemme, non poteva essere attuata dalle autorità ebraiche. Nel contempo si concreta il triplice rinnegamento del suo primo discepolo Pietro; poi Gesù viene condotto dal governatore romano Ponzio Pilato, accusato di essersi proclamato re dei Giudei, commettendo quindi un delitto di lesa maestà verso l’imperatore romano. Nel confronto con Pilato, Gesù afferma la sua Regalità; nonostante che non si ravvisa in lui colpa alcuna, l’attaccamento al potere, la colpevole viltà del governatore, non fanno prendere una decisione a Pilato, che secondo il Vangelo di Luca (23,6) non volendo pronunciarsi, lo manda da re Erode, presente in quei giorni a Gerusalemme; il quale dopo un’inutile interrogatorio e istigato dai sommi sacerdoti e scribi, lo schernisce insultandolo, poi rivestito di una splendida veste lo rimanda da Pilato. Ancora una volta Pilato titubante chiede al popolo che colpa ha quest’uomo, perché lui non ne trova; alle grida di condanna lo fa flagellare, pensando che così si calmassero, ma questi gridarono sempre più forte di crocifiggerlo; allora Pilato secondo le consuetudini locali, potendo liberare un prigioniero in occasione della Pasqua, chiese al popolo se intendevano scegliere fra Gesù e un ribelle prigioniero di nome Barabba, che aveva molti morti sulla coscienza, ma anche in questa scelta il popolo si espresse gridando a favore di Barabba. Non potendo fare altro, il governatore simbolicamente si lavò le mani e condannò a morte Gesù, tramite la crocifissione, pena capitale praticata in quell’epoca e lo consegnò ai soldati. I soldati con feroce astuzia, posero sul capo di Gesù, schernendolo, una corona di spine pungenti e caricarono sulle sue spalle, già straziate da una lacerante flagellazione, il “patibulum”, avviandosi verso la collina del Golgota o Calvario, luogo dell’esecuzione. La “Via Crucis” di Gesù presenta alcuni incontri , come l’incontro con Simone di Cirene, obbligato dai soldati a portare la croce di Gesù o a condividerne il peso; l’incontro con le donne di Gerusalemme alle quali dice con toni apocalittici di piangere su loro stesse; l’incontro con la Veronica, le cadute sull’erta salita. Arrivati sulla cima del calvario, viene dai soldati spogliato delle sue vesti, che vennero tirate a sorte fra gli stessi soldati, poi crocifisso con chiodi alla croce, tortura orribile e atroce, che conduce Gesù alla morte dopo qualche ora, sempre fra insulti e offese, alla fine invece di spezzargli le gambe per accelerarne la morte per soffocamento, essendo già morto, la lancia di un centurione gli perforerà il costato per accertarsene. C’è ancora tutta una serie di episodi che si verificano prima e dopo la sua morte, come il suicidio di Giuda, lo scambio di parole con i due ladroni, crocifissi anche loro in quell’occasione, lo squarcio del Velo del Tempio di Gerusalemme, il terremoto, lo sconvolgimento degli elementi atmosferici, la presenza ai piedi della Croce di Maria sua madre, di Maria di Magdala (Maddalena), di Maria di Cleofa, madre di Giacomo il Minore e Giuseppe, di Salome madre dei figli di Zebedeo e da Giovanni il più giovane degli apostoli; l’affidamento reciproco fra Maria e Giovanni; le sue ultime parole prima di morire. La ‘Passione’ si conclude, dopo la deposizione affrettata per l’approssimarsi della festività del sabato, con la sepoltura del suo corpo mortale in una tomba data da Giuseppe d’Arimatea, anche lui diventato suo discepolo, avvolto in un candido lenzuolo e cosparso degli oli e aromi usuali, poi la tomba scavata nella roccia, venne chiusa da una grossa pietra. In questo contesto finale s’inserisce l’esistenza e la venerazione per la Sacra Sindone, conservata nel Duomo di Torino, prova tangibile dei patimenti e del metodo crudele subito da Gesù per la crocifissione. In tutte le chiese, a partire dal Colosseo con il papa, si svolgono le ‘Vie Crucis’, anche per le strade dei Paesi e nei rioni delle città.

 

La Sacra Sindone

Il lenzuolo funerario che secondo la tradizione avvolse il corpo di Gesù dopo la morte e che porta impressa la sua immagine. La Sindone è un lenzuolo rettangolare di lino spigato color avorio, tessuto “a spina di pesce”, lungo 4,36 metri e largo 1,10 m. Il termine “Sindone“, pur avendo diversi significati (tunica, mantello, tovaglia, ecc…) generalmente indica in via esclusiva il lenzuolo funerario che avvolse Gesù Cristo dopo la sua morte. Su una sola facciata del telo, tessuto certamente a mano su un telaio piuttosto rudimentale, sono impresse le doppie impronte frontale e dorsale di un uomo morto dopo essere stato crocifisso. Una antichissima tradizione identifica questa Sindone con quella  di cui parlano i Vangeli nella quale è stato avvolto il corpo di Gesù. Le impronte sono come un negativo fotografico e, oltre ad esserci una inversione di tonalità (le parti in ombra sono in luce e quelle in luce sono in ombra) vi è anche una inversione laterale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il corpo era stato avvolto nel lenzuolo dai piedi alla testa e viceversa, con questo solo unico grande lenzuolo. Sul lenzuolo si ritrovano anche segni di piegature (poichè per lunghi anni la Sindone è stata conservata ripiegata più volte su se stessa), segni di bruciature (risalenti ad epoche diverse nel corso dei secoli), aloni d’acqua (probabilmente nei tentativi di spegnere gli incendi) e numerose macchie di sangue, che dalle analisi è risultato essere certamente sangue umano.

La Santa Sindone di Torino è custodita nella Cattedrale di Torino, ma è di proprietà della Santa Sede (ricevuta in eredità dalla famiglia Savoia), che la affida alla custodia dell’Arcivescovo di Torino.

Normalmente la Sindone non è esposta al pubblico, eccetto che nelle particolari occasioni delle ostensioni pubbliche, eventi di portata storica, che si ripetono a distanza di parecchi anni l’uno dall’altro, attirando sempre folle immense di pellegrini da ogni parte del mondo. Le ultime ostensioni della Sindone sono state nel 1978, nel 1998 e nel 2000. La prossima è in programma dal 10 aprile al 23 maggio 2010 e anche Papa Benedetto XVI si recherà a Torino per venerare la reliquia. La venerazione della Santa Sindone a Torino è un atto di devozione molto praticato, in particolare in occasione delle pubbliche “Ostensioni”.