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Enna  

Le origini di Enna risalgono al periodo neolitico, nell’8000 a.C., infatti, era stata introdotta la coltivazione dell'ulivo nelle colline attorno al lago di Pergusa, dove sorgevano villaggi con annesse necropoli, alcuni, come quello di Cozzo Matrice, tuttora conservatisi. Anche la città vera e propria conserva tracce di insediamenti preistorici, come quelli siti all'interno della Grotta della Guardiola, la maggiore tra le necropoli arroccate sulle pendici del monte su cui sorge Enna. Ma furono i Sicani a popolare stabilmente la zona, dopo esser fuggiti dall'Etna a causa delle eruzioni ed aver fondato proprio nel capoluogo la loro più potente roccaforte militare. A questo popolo, che scelse Enna (chiamata En naan) per rifugiarsi e difendersi dall'incalzare dei Siculi, si deve l'introduzione del culto di Cerere, nota tra i Greci altresì come Demetra, e la conseguente coltivazione del grano. Altro insediamento fu quello di Morgantina, che quando fu fondata agli inizi del I millennio a.C., per opera dei cosiddetti Morgeti, guidati dal mitico re Morges, era ancora un piccolo villaggio indigeno. Alleatasi poi con Siracusa Morgantina visse un grande sviluppo attestato dalla più grande agorà che si possa trovare al di fuori della Grecia. Enna entrando così nell'area di influenza greca (V secolo a.C.), si sviluppò in  prosperità e rinascita commerciale e culturale, con un impulso forte ricevuto dalle attività agricole. La città batté moneta (esemplari custoditi al Museo Alessi di Enna) d'oro e d'argento, ma cadde nel 397 nel giogo di diverse dominazioni: prima con la tirannide di Dionigi I, poi sotto quella di Agatocle, scacciato tuttavia da Pirro. In seguito Morgantina ebbe un declino in  seguito alla sua scelta di allearsi con i Cartaginesi, che controllavano la Sicilia ma che persero contro i Romani, fu rasa al suolo dalle legioni di Roma e fu rinvenuta solo nel Novecento, in seguito a fruttuose campagne di scavi. Nel 135 a. C., grazie allo schiavo siriano Euno, scoppiò la prima guerra servile: lo schiavo guidò una rivolta che si estese in pochi anni a tutta l'isola, e riuscì a regnare per due anni su Henna (dove oggi in suo ricordo vi è la statua presso il castello di Lombardia opera di Pietro Marzilla). I romani attuarono una violentissima repressione e dalle fognature riuscirono a penetrare in cima ad Enna, catturando infine Euno ed il suo seguito e condannando tutti gli schiavi insorti superstiti alle battaglie alla crocifissione. Cicerone, visitò la città durante il periodo di governo del Pretore Caio Licinio Verre che aveva fatto abuso della sua importantissima carica per depredare alcune tra le più belle opere d'arte della città stessa e delle altre polis siculo ellenizzate dell'area. L'avvocato romano portò Verre in giudizio e lo sconfisse con le famosissime Verrine, atti di accusa che pervenutici quasi integri rappresentano una importantis sima fonte diretta per la conoscenza di Enna antica e della Sicilia romana tutta. La rinascita si ebbe in epoca imperiale con lo status di municipium. Oltre a Morgantina e al capoluogo, altro centro fu Agira, che, fondato secondo la leggenda da Ercole nel corso di una delle sue 12 fatiche, ma con origini storiche assai antiche - già risalenti alla preistoria - diede i natali a Diodoro Siculo. Piazza Armerina esisteva da secoli, sotto il nome Platea o Plutia o più probabilmente di Palatia, proprio per la presenza nell'area della grandissima Villa del Casale, la più splendida di Sicilia per i suoi mosaici), mentre Nicosia si fa risalire a tre città del periodo romano: Erbita, Engio e Imachàra. Nel periodo romano  Centuripe  fu il più fiorente centro della provincia. Nata in età sicula col nome di Kentoripa ed ellenizzato nel V secolo a.C., Centuripe, nota anche per la curiosa forma di stella marina dell'abitato, abbarbicato su un'altura tentacolare, venne a patti con Roma, tra le prime città in Sicilia, nel 263 a.C., guadagnandosi così la protezione dei romani; prosperò e si estese considerevol mente;  riuscì ad avere un console, sotto l'impero di Adriano, e a sviluppare prima una originale arte ceramica, e poi imponenti vestigia monumentali. Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, di cui faceva parte la Sicilia, e la breve parentesi gota, nel 535 i bizantini riconquistarono la Sicilia e con essa Henna; fecero della città un importante centro militare apportando così una rinascita all'Ombilicus Siciliae restituendole l'antico ruolo perso con l'invasione romana. La città venne chiamata Catrum Hennae. La conquista araba della Sicilia fece nascere molti nuovi centri in provincia, a partire da Calascibetta, nata nel IX secolo come accampamento militare, Qalʿat Shibet, creato sulla rocca antistante Henna per tentare l'assedio della roccaforte bizantina. Rinominato Qaṣr Yānī, arabizzazione di Castrum Hennae: "Castello di Enna", il capoluogo si arricchì di moschee e divenne una delle maggiori città musulmane dell'Isola. Fu infine sede di amministrazione di una Taifa, una unità territoriale importante e quasi completamente autonoma sino ad avere un suo emiro. Finché nel 1087 il suo sovrano, l'emiro Hammudita Ibn Hamud, cedette Castrogiovanni al normanno Ruggero, la città passa dagli Altavilla ai normanni  e agli svevi,sotto questi ultimi  rifiorisce, viene ricostruito con 20 torri il castello di Lombardia d'impianto sicano e poi arabo, vi si riunisce il parlamento siciliano per volere di Federico II. Il sovrano sembra risiedette nella ottagona torre omonima che si fece innalzare quale centro di una vasta riserva di caccia che doveva estendersi sino al lago di Pergusa e più oltre sino alle alture di Carangiaro, Gerace e Geracello "Hieracellum". Enna sotto Federico II, divenne la 17ª città demaniale di Sicilia, requisito che consente una nuova sessione parlamentare nel Quattrocento; ottiene l'appellativo di Urbis Inexpugnabilis Hennae che ancora oggi campeggia tra gli artigli dell'aquila bicipite sveva, simbolo della città. Tra il 1360 e il 1400, con l'inizio della dominazione spagnola, Castrogiovanni mantiene lo status di città demaniale, conservando i privilegi acquisiti fin dal periodo svevo. Nel 1516, con l'avvento al potere di Carlo V, si verifica una depressione economica e culturale in tutta l'Isola, ed anche in territorio provinciale, che tuttavia, vede crescere a dismisura la popolazione, grazie alle massicce immigrazioni provenienti dalle coste, saccheggiate dai predoni saraceni. Le carestie e le pestilenze del Seicento, al contrario, comportano un decremento demografico. Nel 1700, con l'ascesa dei Borboni  ci sarà la costruzione di splendide chiese (in quel secolo ad Enna ve ne erano 133, e i sacerdoti erano 400) e all'avvio di confraternite e processioni. Nel 1848 parteciperà attivamente ai moti del 1848 e all'impresa dei Mille, sarà visitata da Giuseppe Garibaldi, nel 1893 vi nascerà il Fascio dei lavoratori. La ripresa della città fu formidabile: dall'Unità d'Italia al 1921 raddoppierà in termini di popolazione, passando da oltre 14.000 a 32.00O abitanti, record demografico a tutt'oggi imbattuto, e inoltre essa fu rappresentata al Parlamento italiano per 30 anni ininterrottamente, dal 1890 in poi, dall'illustre uomo politico Napoleone Colajanni. La provincia ennese, la cui denominazione ufficiale è Provincia Regionale di Enna, venne istituita con un provvedimento regio il 6 dicembre 1926, (ufficializzato con Regio decreto n° 1 del 2 gennaio 1927). Enna, denominata allora Castrogiovanni diveniva capoluogo di provincia. La provincia venne costituita aggregando il circondario di Piazza (oggi Piazza Armerina, smembrato dalla provincia di Caltanissetta) e quello di Nicosia (sino ad allora in provincia di Catania). Il primo prefetto della provincia ennese fu Giuseppe Rogges, nominato direttamente dal duce. A ricordo dell'evento una delle piazze centrali di Enna si chiama piazza VI dicembre. Lo stemma, approvato con Decreto del 24 agosto 1928, ha la seguente blasonatura:

 

 

« d'azzurro alla dea Cerere (inventrice del grano secondo la mitologia) maestosa e affabile, con la tunica di argento e la sovrattunica di rosso, il viso e le mani di carnagione, capelluto di oro; coronata di spighe d'oro; essa regge: con la mano destra la lampada utilizzata per la disperata ricerca della figlia Proserpina (rapita dal dio degli inferi Plutone), con la mano sinistra il grano assieme ad altri frutti della terra; sostenuta da esiguo basamento di argento ».

 

 

Il notevole bagaglio storico e naturalistico del territorio che oggi compone la Provincia di Enna ha fatto si che lo stesso abbia ottenuto l'importantissimo riconoscimento quale Bene dell'Umanità per la Villa Imperiale del Casale, nei dintorni di Piazza Armerina. Dal 2001 è in corso di realizzazione il Parco Culturale Rocca di Cerere, che copre l'area dei comini di Enna, Calascibetta, Aidone, Assoro, Nissoria, Leonforte, Piazza Armerina, Valguarnera Caropepe, Villarosa e comprende le piccole comunità di San Giorgio, Borgo Cascino, Pergusa, Villapriolo, Cacchiamo. Questo territorio ha già ottenuto per il primo quinquennio di attività lo status di European Geopark ed è candidato ad  avere nuovamente l'award internazionale;  tale attestazione fa entrare di diritto l'intera area nel novero dei geoparchi Mondiali, una rete dell'UNESCO di enorme rilevanza globale alla quale appartengono solo 33 territori d'Europa. In provincia sono presenti istituzioni scolastiche di tutti gli ordini e gradi. L'Università Kore (UKE), fondata nel 2004 è la quarta università della Sicilia. È l'unico ateneo siciliano nato dopo l'Unità d'Italia, e rappresenta una importante occasione di sviluppo per Enna tramite anche l'indotto da essa generato. Frequentata da 4.500 studenti, è stata visitata da tre Presidenti della Repubblica: Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi e Francesco Cossiga. La lingua parlata nel territorio è il siciliano, con alcune peculiarità locali è diffuso in provincia dove  è presente una comunità di ceppo gallo-italico introdotta dopo la riconquista normanni, i quali, intorno al XI secolo avviarono un grosso processo di feudalizzazione e molti territori vennero ripopolati da diverse migliaia di coloni detti comunemente «lombardi» (più precisamente Langobardi) provenienti soprattutto dal Monferrato. Essi arrivarono ad ondate migratorie: la prima avvenne al seguito della regina Adelasia, moglie del gran conte Ruggero; una seconda e più imponente avvenne durante il regno di Guglielmo I ed una ulteriore si ebbe sotto il regno di Federico II. Le popolazioni mantennero inalterati per secoli usi, costumi, tradizioni e l'idioma. Si vennero ad affermare due parlate: da un lato il dialetto di ceppo gallo-italico, definito il vernacolo, tanto simile alla parlata francesizzata dell'Italia nord-occidentale ma assolutamente diverso rispetto al siciliano e dall'altro una particolare forma linguistica siciliana usata solo nei rapporti con le genti non lombarde. Oggi i principali centri lombardi sono proprio in provincia: Piazza ArmerinaAidoneNicosia e Sperlinga. La parlata inoltre caratterizza San Fratello e Novara di Sicilia nel messinese e mantiene alcune tracce nella fonetica di RandazzoPaternòCaltagirone e San Michele di Ganzaria nel catanese. Sino al XVII secolo era inoltre presente una etnia greca che costituiva un forte comunità soprattutto a Nicosia, ma di cui oggi rimangono solo alcune tracce nella fonetica locale e nelle denominazioni. La storia di Enna e della sua provincia è arricchita anche da leggende a cui alcuni dei più grandi classici hanno dedicati i propri versi, la più importante  è il Ratto di Proserpina. La bella fanciulla Proserpina, Persefone oKore, figlia di Cerere - dea delle messi adorata ad Enna e in tutto il mondo pagano - coglieva i fiori in riva alLago di PergusaPlutone, re dell'Ade, vedendola se ne innamora ed emerge da una grotta rapendola e trascinandola con sé nell'oltretomba. Cerere, nonostante sia anch'ella una dea dell'Olimpo, dovette faticare ed interpellare perfino Zeus affinché il re degli inferi non si persuadesse a trattare. che spiega l'origine delle stagioni. L'accordo tra Giove e Plutone stabilì che Proserpina potesse tornare sulla terra con sua madre per 6 mesi l'anno, e con la sua venuta i campi fiorivano e sbocciava la primavera, mentre al termine dell'estate il mondo tornava nel lungo letargo della cattiva stagione. Un mito, quello del Ratto, cui la provincia di Enna deve la sua stessa esistenza, ragion per cui ad esso e alle divinità che ne sono coinvolte la città ha dedicato, fino alXXI secolo, la sua università Kore, sale pubbliche, auditorium. In sua memoria, la Rocca di Cerere, sottostante il Castello di Lombardia, dove fino al 1000 vi erano le vestigia del grandioso tempio di Cerere, con le magnifiche statue trafugate dal governatore romano Verre. Altri miti cui la Terra del Mito per eccellenza è legata sono quello di Ercole e Iolao, che racconta della fondazione della cittadina di Agira, storico luogo patrio del grande Diodoro Siculo, per mano dell'eroe Ercole; quello della ninfa Ciane che si oppose al rapimento di Proserpina, e infine quello di Dafni, cui le ninfe insegnarono la pastorizia e Pan impartì la musica.