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Catania

La città di Catania ha origini molto antiche, già si hanno tracce circa nel 2000 a.C. con la popolazione dei Sicani che per prima si stabilì in vari punti del territorio etneo. Nel XI sec. A.C. vi giunsero anche i Siculi provenienti dall’Italia centrale.

Nel 729 a.C. Coloni greci calcidesi, che  già erano approdati a Capo Schisò, in un punto indicato da una statua della Nike (antica dea della Vittoria), fondatori di Naxos, si spingono verso le terre fertili del golfo etneo, guida ti dai condottieri Evarco e Teocle e fondano Catania. Il primo insediamento nasce nell'altura ove oggi si trova il mona stero dei Benedettini.

Nel 693 a.C. Una violenta eruzione dell'Etna distrugge quasi completamente la città.

Nel 476 a.C. Ierone  di Siracusa conquista Catania..Tutta la popolazione viene deportata a Lentini e sostituita con altri coloni. La città è ribattezzata "Aetna".

Nel 461 a.C. Morto Ierone, Trasibulo, fratello del tiranno e suo legittimo successore ,e Dinomene, figlio di Ierone e comandante del presidio militare di Catania, si contendono il controllo della città. Intanto le forze popolari siracusane abbattono la tirannide di Trasibulo ed instaurano la democrazia, sostenute da Agrigento, Gela, Selinunte, Imera. Aetna viene restituita ai catanesi. Essi ritornano da Lentini con l'aiuto del siculo Ducezio che libera la città da Dinomene. Aetna tornerà a chiamarsi "Katane".

Nel 409 a.C. Cartagine espande il suo dominio in Sicilia: Selinunte, Imera, Agrigento, Gela, Camarina. Con Siracusa -in cui nel frattempo è tornata la tirannia con Dionisio-  firma un trattato di pace: Catania è riconosciuta città libera. Ben presto Dionisio, in contrasto con quell'accordo di pace, rilancerà la politica imperialista di Siracusa, riconquistando molte delle città in mano ai cartaginesi. In questo contesto anche Catania viene riconquistata e per la seconda volta i catanesi vengono deportati in massa e sostituiti da coloni e mercenari di origine campana.

Nel 369 a.C. avviene una battaglia navale al largo delle attuali Isole dei Ciclopi. La flotta cartaginese sconfigge quella campana e Catania cade in potere dei nord-africani. Un potere che dura solo tre anni, ossia fino a quando Timoleone libera Catania dalla tirannia di Mamerco e le dà un governo popola re che nel 278 a.C. accoglie trionfalmente Pirro, re dell'Epiro. Ma nel 263 a.C. I Romani entrano in Sicilia guidati dai consoli Manlio Valerio Massimo e Mario Otacilio Crasso. Data la loro potenza militare estendono in breve tempo la loro influenza sulle città siciliane. E' il periodo di maggior espansione della città:vengono sfruttate al meglio le enormi risorse agricole della zona della Piana e fioriscono i commerci marittimi. Catania sarà una città decumana, soggetta al pagamento della decima parte delle sue produzioni e avrà lo stesso ordinamento di Roma: governano il senato (S.P.Q.C) e il popolo, con il proagorus, i questori, i censori.

Nel 30 a.C. l'imperatore Augusto dimostra la sua riconoscenza alla città che lo aveva aiutato nella lotta contro Sesto Pompeo, agevolando lo sviluppo urbanistico. Augusto fece ricostruire molti edifici distrutti o crollati e ne fa edificare molti altri nuovi. Ma siamo già in piena era cristiana e nel 42 Katane ha il suo primo vescovo a cui la città dedicherà un intero quartiere: è san Berillo di Antiochia, nominato direttamente da San Pietro. Nel 42 d. C. sono costruiti: Terme Achillee, Terme dell'Indirizzo,Terme della Rotonda, Terme ai Quattro Canti, la Naumachia, il Circo Massimo, Acquedotto, il foro i cui resti sono in P.zza San Bartolomeo, l’Odeon teatro coperto utilizzato per le audizioni musicali, capace di 1.300 spettatori, il Teatro con un diametro di 87 metri per la platea e 29 per l’orchestra, pavimentata con lastre di marmo, l'Anfiteatro di forma ellittica, con l’arena che misura 71 per 57 metri. (L'anfiteatro si trova in quell'area che oggi è delimitata a sud dalla via Penninello, a nord dall'ex ospedale San Marco, già Palazzo del Tribunale, dalla chiesa della Fornace, detta della « Carcarella », ad ovest e dalla via Etnea ad est . All'esterno, la cavea è sorretta da due ordini di arcate più un attico. I pilastri sono divisi dai cunei da un corridoio circolare ed hanno le pareti costituite da un conglomerato comprendente pezzi irregolari di calca re e di roccia lavica tenuti insieme da malta pozzolanica. Le testate, invece, sono quadrate ed il loro materiale è lava dell'Etna divisa in piccoli blocchi. Anche qui la forma dei blocchi è piuttosto irregolare ed appaiono di riporto, salvo quelli della mostra esterna degli archi, il cui taglio è, invece, più regolare. Il perimetro esterno è costituito da grossi pilastri che sono stati costruiti separatamente dagli archi che vi poggiano sopra e sembrano formare l'ossatura di una gabbia. Una struttura simile si trova nel Colosseo, a Roma). Nel 123 Catania subisce le conseguenze di una forte eruzione dell’etna.

Nel 126 L'imperatore Adriano visita Catania e l'Etna.  Nell'ottobre del 249, l'indomani la sua vitto ria e la proclamazione ad imperatore, Decio lanciò il suo editto di persecuzione contro i cristiani assecondando le richieste dei soldati che avevano attribuito tutti i guai che allora affliggevano l'impero, sopratutto le catastrofi militari e lo sbalzo vertiginoso dei prezzi delle derrate alimentari, ai supposti nemici interni del popolo romano, cioè ai cristiani. In ogni località fu costituita un'apposita commissione, davanti alla quale ogni abitante doveva comparire per compiere un gesto sacrificale; dopo di che venivano redatti dei verbali (libelli), in doppia copia, di cui uno veniva registra to e archiviato nell'ufficio del luogo e l'altro veniva rilasciato all'interessato. Di tali "libelli" ne sono stati ritrovati 43 esemplari, di cui uno relativo a un vecchio di 72 anni, del seguente tenore: "Io, sempre, senza interruzione sacrificai agli déi e adesso alla vostra presenza, in conformità a quanto prescrive l'editto, ho fatto un sacrificio della carne della vittima sacrificata". Nel testo del "libello", come si vede, non si fa alcuna menzione della religione professata e cioè nessuna esplicita rinuncia alla fede cristiana.

Il 230e il 251sono due date storiche nell' excursus della città: segnano rispettivamente la nascita e la morte di Sant'Agata,patrona di Catania. Si dice che la santa sia nata in via Museo Biscari dove comunque una lapide ricorda; "...qui per antica tradizione Agata ebbe i natali nel palazzo dei suoi genitori l'8 settembre 238". Agata morirà il 5 febbraio del 251 per le torture inflittele da Quinziano, mentre la città è scossa da un forte terremoto.

Nel 264 Il vescovo Everio, quarto vescovo della diocesi,  fa costruire la prima chiesa cristiana (S.Agata la Vetere).

Nel 304avviene il martirio di  Euplio, giovane diacono che preferisce morire e non abiurare la fede in Cristo. 

Nel 404inizia la dominazione dei Vandali a cui seguiranno gli Eruli, i Goti nel 447 e gli Ostrogoti nel 489

Nel 544 I Bizantini con Belisario conquistano la città che rimarrà sotto la loro dominazione per oltre 400 anni.

Nel 730l'imperatore Leone Isaurico sottomette le diocesi della Sicilia e della Calabria all'ubbidienza del patriarca di Bisanzio, staccandole da Roma. La diocesi catanese, per ragioni politiche, viene elevata a sede metro politana. Nel 974 Catania è conquistata dai Saraceni (musulmani).

Nel 1040 il generale bizantino Giorgio Maniace, dopo un tentativo sconfiggere i Saraceni,  trafuga il corpo di sant'Agata e lo porta a Costantinopoli.

Nel 1071 i Normanni, guidati da  Roberto il Guiscardo, dopo 4 giorni di assedio per terra e per mare, conquistano la città che sarà retta dal Gran Conte Ruggero d’Altavilla

Nel 1091 Papa Urbano II ricostituisce la diocesi di Catania soppressa dai Saraceni. 

Nel 1094 il Conte Ruggero nomina, con il consenso del Papa, Ansgerio Vescovo di Catania e fa costruire il Duomo. Catania era considerata dai Musulmani una “città santa” perché qui erano venerate almeno un trentina di tombe di loro santi uomini. Occorreva alla sua guida un uomo di polso e di spirito, capace di essere autorevole, al tempo stesso, dal punto di vista politico che religioso. La scelta cadde su Ansgerio, uomo della lontana Bretagna giunto nel sud per fare il monaco in un convento di Santa Eufemia. Non fu facile per Ruggero convincere Ansgerio a lasciare il convento, tuttavia dopo avere accettato si assumerà compiti impegnativi. Il vescovo è infatti chiamato ad essere non solo il baluardo della religiosità latina, ma anche il responsabile dell’ordine e della società del territorio. Ansgerio, insomma, diventa un vescovo-conte, a cui verrà concessa l’autonomia amministrativa del feudo catanese.

Nel 1101 regna Simone. Il 17 agosto del 1126  le reliquie di S.Agata ritornano a Catania grazie a due soldati bizantini, Gisliberto e Goselmo, che dopo un lungo viaggio le consegnano al Vescovo Maurizio.

Nel 1130  sale al trono Ruggero II, questi seppe coniugare una sorprendente elasticità nella scelta del regime cui sottoporre territori per storia, condizioni economiche, quantitá e qualità insediativa, assai differenti fra loro. Ecco perché, essendogli nota l'autorità e il credito delle abbazie benedettine, specie nella Sicilia orientale, volle cooptare i membri più influenti dell'Ordine ratificandoli con vitali incarichi di governo. E il caso di Angerio, cui venne conferito, in misura sconosciuta altrove, il potere temporale a Catania e la nomina di abate d'un nuovo monastero etneo, quello stesso in cui il maggiore storico normanno del tempo, Guglielmo Malaterra, compilò una celebre storia delle gesta di Roberto e Ruggero. L’attività del Vescovo-abate e signore feudale, riconosciuto tale a partire dal 1092 e che godette di privilegi e immunità considerevoli, quali una forte riduzione delle "prestazioni" dovute, la concessione di villaggi ed una giurisdizione autonoma che abbracciava un territorio vastissimo (comprendente quelli di Aci, Paternò, Adrano, Motta, Judica, Centuripe e Castro giovanni), fu energica e varia: si bonificarono le plaghe malsane e le si mise a coltura, si ripopolarono le campagne sguarnite dalla guerra civile, si capillarizzò l'amministrazione con “vicecomiti" e "gaiti" di estrazione laica, si potenziò il porto, si ripararono gli edifici pubblici, si costruì una nuova cattedrale e una sontuosa abbazia benedettina, si mantennero in piena efficienza i numerosi bagni pubblici, retaggio della civiltà araba, e i ricchi fondaci. Alla morte del sovra no, avvenuta nel 1101, la reggenza fu affidata temporaneamente alla moglie Adelaide, in attesa che il primogenito assumesse le redini del comando.

Ma nel 1113 Adelaide accettò incautamente la proposta di nozze del re Baldovino di Gerusalemme, scapestrato cercatore di dote che, una volta sposatala ne ottenne il ripudio per intervento pontificio. 

Solo nel 1130 però il nuovo monarca, Ruggero II, assicuratisi i confini e pacificati i territori soggetti, che oltre la Sicilia si estendevano per tutta l'Italia meridionale, sino agli Stati Pontifici si proclamò solennemente Rex Siciliae et Italíae. In virtù di tali poteri, alla morte di Angerio, nominò il monaco benedettino Maurizio nuovo vescovo di Catania. Dopo la morte di Ruggero salì al trono Guglielmo I “Il Malo" nel 1154 in un clima di disordini razziali e fronde baronali, e nel 1155 una congiura nobiliare tentò di spodestarlo, ma fallì . Cinque anni dopo si giunse ad uccidere il primo ministro e a saccheggiare il Palazzo reale, ma in breve il re ebbe la meglio e, con l'appoggio dei vescovi e delle fedelissime guarnigioni musulmane, compì una vendetta memorabile che toccò anche la contea di Butera, in territorio catanese, ove l'elemento longobardo, aderente alla sedizione, fu duramente punito. Morto nel 1166, il sovrano lasciò il trono al figlio Guglielmo II “Il Buono", destinato a restarvi sino al 1189. Quest'ultimo era però ancora nella minore età, così che la difficile reggenza venne frattanto affidata alla madre Margherita di Navarra e le cure dell'amministrazione al primo ministro Stefano Le Perche. Appena due anni dopo, a coronamento d'una lotta strenua per la laicizzazione della città etnea, i cittadini più eminenti di Catania, profittando della vacanza del potere dovuta alla reggenza, ottennero dal vescovo Giovanni Ajello l'affrancamento dai più onerosi gravami feudali che penalizzavano le attività produttive della comunità. Il processo di consolidamento dell'economia catanese fu però bruscamente interrotto, di lì a poco da un devastante evento sismico che colpì tutto il versante orientale dell'Etna il 4 febbraio del 1169, nel bel mezzo delle solenni celebrazioni agatine. In quell'occasione onde anomale sommersero tutta la zona costiera, furiosi incendi divamparono per la città, e s'aprirono ampie fenditure nel terreno. Si calcola che non meno di 15.000 persone, su 23.000, persero la vita, inclusi il vescovo e i 44 monaci che officiavano in Cattedrale la liturgia del Vespro. Senza indugi l'ancora infante Guglielmo dispose cospicui aiuti per i sinistrati, inviò funzionari reali con ingenti donativi e maestranze musulmane per iniziare l'opera di ricostruzione, che prese l’avvio, e non poteva esser altrimenti, con la Cattedrale, che il nuovo vescovo Roberto volle senza volte alla navata centrale per ragioni di sicurezza avvenire. Si provvide poi alla riapertura della via Luminaria, alla riedificazione del Vescovado e dei principali edifici del potere civile. Soltanto nel 1172 Guglielmo, raggiunta la maggiore età, assunse ufficialmente il potere stabilendosi a Palermo Quando il sovrano morì (1189), l'erede legittima era la zia Costanza, figlia postuma di Ruggero II, andata sposa ad Enrico Hohenstaufen.