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  Calascibetta

Fondata dagli Arabi, liberata dai Normanni, accresciuta da Ruggero I d’Altavilla, Calascibetta fu costruita su un monte, dove aveva una posizione strategica e inespugnabile.

Creata da Ruggero come città demaniale, essa sedeva al 24° posto del Parlamento Siciliano nel Braccio Demaniale, ebbe i suoi privilegi che addicono alle città libere tra cui il “mero e misto imperio”. Essa inoltre poteva fregiarsi dello stemma proprio di Ruggero che egli concesse alla città ed era un inquartato e contro-inquartato con il “sul tutto”, stemma di cui se ne possiede una copia che sarà esposta in future mostre.

Calascibetta era amministrata da una Corte Capitaniale, composta dal Capitano di Giustizia, Acatapani, Proconservatori e Giudici. L’ultimo Capitano di Giustizia di Calascibetta, alla fine del Feudalesimo fu il Barone Francesco Antonio Li Destri di Leonforte. Il capitano di giustizia aveva la funzione dell’attuale sindaco ed era inoltre Comandante dei Militi; egli era nominato da Re su domanda e la sua carica durava due anni, inoltre egli non poteva essere originario del luogo.

Calascibetta come città demaniale aveva anche la Corte della Santa Inquisizione formata dalle seguenti cariche: Luogotenente Capitano, Notaro, Consultore, Giurato, Familiare e Portere.

Calascibetta fu successivamente insignita anche dallo stemma di città demaniale, come simbolo della città e del carattere dei suoi abitanti, esso era così composto: un’aquila nera spiegata con in petto due leoni d’oro affrontati, rampanti e contro-rampanti in campo d’azzurro. La sua blasonatura, cioè la lettura delle figure araldiche è così descritta: giusti, leali, di buona reputazione, forti valorosi e magnanimi. Ricchi e costanti.

All’inizio le città demaniali in Sicilia erano sette e ben presto diventarono quarantadue. Nel 1342 alla morte di PietroII d’Aragona, sia lo stemma demaniale che quello di Ruggero furono sostituiti da un unico stemma.

Con la fine del feudalesimo, sia le città demaniali che quelle feudali divennero comuni con l’elezione diretta del popolo.

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